TERNI – È netta la presa di posizione della Fp Cgil e del Coordinamento Donne Cgil di Terni dopo le dichiarazioni del sindaco Stefano Bandecchi durante la seduta del Consiglio comunale del 7 settembre. Al centro della replica ci sono, da una parte, il numero e la gestione dei dipendenti comunali e, dall’altra, la decisione dell’amministrazione di esternalizzare la gestione di due asili nido cittadini recentemente ristrutturati attraverso risorse pubbliche del Pnrr. Sul fronte del personale comunale, la Fp Cgil respinge le considerazioni del sindaco sulla consistenza dell’organico e sui costi. «Quelle pronunciate dal sindaco Bandecchi, relative ai dipendenti comunali, sono dichiarazioni totalmente incongrue», sostiene il sindacato, sottolineando come negli ultimi dieci anni il numero dei lavoratori sia passato da oltre mille agli attuali circa seicento. Per la Fp Cgil, dunque, non sarebbe corretto parlare di una spesa per il personale «esorbitante». Al contrario, il sindacato evidenzia l’impegno quotidiano dei dipendenti comunali nel garantire i servizi ai cittadini, nonostante le difficoltà legate alla progressiva riduzione dell’organico.
La Fp Cgil contesta inoltre quelli che definisce i continui attacchi ai diritti dei lavoratori, citando in particolare i permessi e gli istituti previsti dalla legge 104. «Sono stati una conquista di grande civiltà», afferma il sindacato, definendo «veramente intollerabile» la loro messa in discussione. Particolarmente dura è la posizione della Fp Cgil sulla scelta di affidare all’esterno la gestione di due asili nido comunali. Il sindacato ricorda di aver chiesto già all’inizio dell’anno un incontro con il sindaco, senza però ricevere risposta. «Siamo contrari a questo nuovo modello sociale che smantella i servizi pubblici e dà la stura alla loro privatizzazione», afferma la Fp Cgil ternana, definendo l’esternalizzazione «un attacco senza precedenti ai servizi pubblici». Il sindacato rilancia anche la propria proposta di legge di iniziativa popolare sugli appalti, basata sul principio «stesso lavoro, stesso contratto».
Sul tema degli asili nido interviene anche il Coordinamento Donne Cgil di Terni, che inquadra la decisione dell’amministrazione nel più ampio problema demografico del territorio. «La nostra provincia ha tra gli indici di vecchiaia più alti d’Italia, ben al di sopra della media nazionale», sottolinea il sindacato. In un territorio dove nascono pochi bambini e la popolazione invecchia rapidamente, secondo la Cgil sono necessarie politiche capaci di sostenere la genitorialità, favorire la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e ridurre le disuguaglianze nell’accesso ai servizi per l’infanzia. Il Coordinamento Donne ricorda inoltre la tradizione delle politiche educative ternane, considerate negli anni un punto di riferimento anche oltre i confini della provincia. «Invece, l’attuale Amministrazione comunale di Terni sceglie di non programmare, di non assumere il personale necessario e di non investire nel futuro della nostra città», sostiene il sindacato. La critica riguarda in particolare la delibera approvata dal Consiglio comunale, con cui il Comune ha scelto di esternalizzare la gestione di due strutture pubbliche recentemente ristrutturate e riqualificate grazie a risorse pubbliche del Pnrr.
Per il Coordinamento Donne Cgil, la privatizzazione non rappresenterebbe una soluzione alle difficoltà strutturali degli organici comunali. «Continuare a privatizzare i servizi pubblici non risolve i problemi strutturali di organico e impoverisce la macchina pubblica», afferma il sindacato, che contesta anche i toni utilizzati nei confronti dei dipendenti comunali. La Cgil punta quindi il dito contro quello che definisce il «tassativo principio dell’invarianza finanziaria», ritenendo che questo approccio finisca per comprimere il valore attribuito ai servizi educativi. La conclusione nel comunicato del Coordinamento Donne è un appello a cambiare prospettiva: «Serve un’amministrazione responsabile del futuro di questa città, che consideri un investimento l’educazione dei nostri figli e non una spesa da scaricare ai privati».


