Aggressioni agli operatori sanitari. «Dietro ogni numero c’è una persona con lesioni, paura e conseguenze che durano»

La condanna di Opi Perugia e Uil Fp Umbria in seguito agli ultimi episodi

PERUGIA – “Due nuovi episodi a Perugia. Due infermieri del 118 aggrediti in via Settevalli mentre soccorrevano una persona. Un altro collega aggredito, caduto a terra. Non possiamo più accettarlo”. Non usa mezzi termini l’Ordine delle professioni infermieristiche di Perugia nel condannare i nuovi casi di aggressione nei confronti di operatori sanitari e nel chiedere maggiori garanzie sulla sicurezza.
L’Ordine rende noti anche i numeri nudi e crudi relativi all’Umbria. Nel 2025 si sono registrate 211 aggressioni, 281 operatori coinvolti e 180 erano infermieri. Nei primi sei mesi di quest’anno sono già 111 episodi. “Dietro ogni numero c’è una persona con lesioni, paura e conseguenze che durano”, dicono da Opi Perugia e aggiungono “condanniamo con fermezza e siamo vicini ai colleghi. Chiediamo a Regione e Aziende sanitarie: più vigilanza nei reparti più esposti, sistemi di allerta efficaci, tutela per il 118, che lavora da solo e lontano dagli ospedali, supporto psicologico e legale per chi viene aggredito. La sicurezza non è un optional. È la condizione per continuare a garantire assistenza”.
A condannare l’aggressione ai danni di un infermiere del Pronto soccorso di Città di Castello è la Uil Fp regionale: “Un episodio grave e inaccettabile, che riporta al centro dell’attenzione una questione che non può più essere affrontata soltanto attraverso dichiarazioni di circostanza: la sicurezza di chi ogni giorno lavora nei servizi di emergenza-urgenza per garantire assistenza e cure ai cittadini. Chi lavora in sanità non può essere lasciato solo, né diventare il bersaglio della rabbia e della violenza. Medici, infermieri, operatori socio-sanitari e tutto il personale impegnato nei Pronto Soccorso svolgono un servizio essenziale, spesso in condizioni di forte pressione, e hanno il diritto di lavorare in ambienti sicuri, senza temere per la propria incolumità fisica e psicologica”.
La UIL Fp ritiene “che non sia più sufficiente intervenire dopo ogni singolo episodio. È necessario mettere in campo misure concrete, strutturali e verificabili per prevenire le aggressioni e tutelare chi opera quotidianamente in prima linea. Per questo chiediamo alla Regione Umbria e alle direzioni aziendali di non abbassare mai la guardia sul contrasto di questo fenomeno e di rafforzare immediatamente le misure di prevenzione e protezione, attraverso una verifica puntuale delle condizioni di sicurezza nei Pronto Soccorso, il potenziamento dei sistemi di vigilanza e controllo, la presenza di personale di sicurezza adeguatamente formato e protocolli operativi chiari per la gestione delle situazioni a rischio”. La tutela del personale sanitario, concludono dal sindacato, non è soltanto “una rivendicazione sindacale: è una condizione indispensabile per garantire la qualità dell’assistenza, la continuità dei servizi e il diritto alla salute dei cittadini”.

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