Asm Terni, l’Anac boccia la nomina di Cardinali: ora si apre il capitolo delle responsabilità e delle possibili sanzioni

L’Autorità Anticorruzione dichiara l’inconferibilità dell’incarico di presidente. Sotto esame la nomina firmata dal sindaco Bandecchi: possibile interdizione di tre mesi dal conferimento di nuovi incarichi. Da chiarire anche la questione dei compensi percepiti

R.U.

TERNI – La vicenda della nomina di Sergio Cardinali alla presidenza di Asm Terni non si chiude con le sue dimissioni. Anzi, sul piano amministrativo potrebbe aprirsi una fase ancora più delicata, destinata a coinvolgere direttamente il Comune di Terni e le responsabilità legate al conferimento dell’incarico.
Con la delibera numero 401 del 14 ottobre 2026, secondo quanto emerge dal provvedimento richiamato, l’Autorità Nazionale Anticorruzione ha accertato l’inconferibilità della nomina di Cardinali, formalizzata con atto sindacale del 19 febbraio scorso.
Al centro della decisione il mancato rispetto del cosiddetto periodo di raffreddamento: Cardinali aveva infatti ricoperto l’incarico di assessore comunale fino al 12 febbraio 2026, appena sette giorni prima della nomina alla guida della partecipata.
Le dimissioni, presentate durante l’audizione del 22 settembre, non hanno modificato la valutazione dell’Autorità, che ha comunque ritenuto sussistenti le condizioni ostative previste dalla normativa.
Ma il punto politicamente e amministrativamente più rilevante riguarda ora chi quella nomina l’ha disposta.
L’Anac ha infatti rimesso al Comune di Terni gli accertamenti di propria competenza, richiamando la delibera generale numero 464 del 26 novembre 2025, che disciplina le verifiche e le eventuali conseguenze sanzionatorie in materia di inconferibilità degli incarichi.
La questione passa dunque nelle mani della segretaria generale del Comune, Iole Tommasini, nella sua funzione di responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza.
Sarà suo compito verificare se l’organo che ha conferito l’incarico fosse a conoscenza, o avrebbe potuto conoscere attraverso gli opportuni controlli, le condizioni che impedivano la nomina.
La normativa prevede infatti, qualora venga accertata anche la responsabilità soggettiva dell’organo conferente, l’interdizione per tre mesi dal potere di attribuire nuovi incarichi di propria competenza. Una conseguenza che, nel caso specifico, potrebbe riguardare il sindaco Stefano Bandecchi, firmatario della nomina.
Non si tratta tuttavia di una sanzione automatica: sarà necessario un procedimento autonomo, nel rispetto del contraddittorio, per accertare l’eventuale presenza di dolo o colpa.
C’è poi un secondo aspetto, quello economico. La dichiarazione di inconferibilità pone il problema della nullità della nomina e dei conseguenti effetti sui compensi corrisposti a Cardinali durante il periodo alla presidenza di ASM.
Un tema che potrebbe coinvolgere anche l’amministratrice delegata della società, Tiziana Buonfiglio, per le valutazioni e gli eventuali atti di recupero delle somme erogate, laddove ne vengano accertati i presupposti.
Ulteriori conseguenze potrebbero derivare dalle dichiarazioni rese al momento dell’accettazione dell’incarico. La normativa prevede infatti, in caso di accertata dichiarazione mendace, possibili responsabilità penali e il divieto quinquennale di ricoprire determinati incarichi amministrativi e dirigenziali. Anche in questo caso, però, si tratta di conseguenze subordinate a specifici accertamenti e non direttamente derivanti dalla sola dichiarazione di inconferibilità.
La partita, dunque, si sposta dalla presidenza di ASM a Palazzo Spada. Dopo la pronuncia dell’ANAC, sarà necessario chiarire quali verifiche siano state effettuate prima della nomina, quali responsabilità possano emergere e quali provvedimenti debbano essere adottati.
Una vicenda che, al di là delle dimissioni di Cardinali, lascia aperti interrogativi amministrativi e politici sulla gestione delle nomine nelle società partecipate del Comune di Terni.

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