I sindaci di centrodestra: «Diteci come verrà chiuso il ciclo dei rifiuti». E chiedono a tutte le autonomie locali umbre una presa di posizione. De Luca ora dice: «Discutiamo»

Dopo il no al termovalorizzatore, il tentativo di allargare la discarica de Le Crete a Orvieto, le amenità sull’Arcadia dei rifiuti, si riuscirà a tornare a discutere di soluzioni realistiche? Magari partendo dal richiamo di buon senso dei sindaci

di Marco Brunacci

PERUGIA – “L’obiettivo della riduzione dei rifiuti e del loro massimo recupero deve accompagnarsi a una garanzia effettiva di chiusura del ciclo. In assenza di tale dimostrazione, la rinuncia al termovalorizzatore rischia di trasferire  sulle discariche, sui territori e sugli utenti le conseguenze di eventuali scostamenti”. Firmato: i sindaci umbri di centrodestra.
La questione rifiuti ha complessità oggettive che esistono, ma ha la fortuna di poter seguire  una strada segnata da tutto il mondo occidentale che è univoca: si va – destra, sinistra, centro, boh – tutti verso la termovalorizzazione.
Il sindaco Pd di Roma, Gualtieri, è stato dai socialdemocratici di Danimarca per far vedere in un video che l’impianto di termovalorizzazione sta in mezzo a Copenaghen e le case che sono più vicine hanno maggiori vantaggi, quindi il loro valore aumenta sul mercato.
In Umbria ci sono evidenti slanci anti-occidentali, il Patto Avanti vince raccontando amenità di un mondo che non c’è, mentre il richiamo dei sindaci umbri di centrodestra, di cui riportiamo qui sotto il documento, che chiedono martedì un pronunciamento del Cal, il Consiglio delle autonomie locali dell’Umbria, non è di destra o di sinistra, è dalla parte del buon senso. Umbria7 ripete da mesi che il ciclo dei rifiuti va chiuso. La risposta finora è stata la descrizione di un’Arcadia che verrà, dove il lupo-rifiuti pascolerà insieme all’agnello-tariffe-a-carico-dei-cittadini. Il nodo del no al termovalorizzatore era ideologico in campagna elettorale, è diventato un problema solo di economie di scala adesso che tutto il mondo va in quella direzione.
Le soluzioni nell’Umbria che ha detto no al termovalorizzatore sono: l’allargamento delle discariche (cosa che vorrebbero fare inopinatamente a Le Crete) o il trasferimento dei rifiuti in termovalorizzatori (di sinistra) adiacenti all’Umbria (Roma o Emilia Romagna) con costi molto elevati.
E’ possibile provare con qualche espediente-tampone. Ma non esistono alternative. Soprattutto non esiste l’Arcadia dei rifiuti, vagheggiata da De Luca, il quale però – nota finalmente positiva – pare se ne sia accorto e ha risposto a gran velocità ai sindaci di centrodestra con un “discutiamo” che suona come un abbandono, almeno in parte, delle
posizioni radicali fin qui seguite. Nella nota di De Luca, che pubblichiamo di seguito a quella dei sindaci di centrodestra, resta
però il riferimento all'”economia circolare”, che è una roba chiara come un mistero di Nostradamus.
Ma nella situazione abnorme descritta, il Cal (sinistra, destra e centro insieme) potrebbe martedì dare seriamente un taglio a questa agonia, che altrimenti verrà pagata con aumenti in bolletta monstre dai cittadini umbri già massacrati da tasse inspiegabili.

QUI DI SEGUITO IL DOCUMENTO DEI SINDACI DI CENTRODESTRA E LA NOTA DI DE LUCA

Il documento

I sottoscritti, ai fini dell’esame e delle determinazioni di competenza del CAL, nelle rispettive qualità istituzionali indicate in calce,

Sulla premessa che • La revisione del Piano regionale di gestione dei rifiuti dell’Umbria modifica la strategia di chiusura del ciclo, rinunciando alla previsione del termovalorizzatore e facendo affidamento su un insieme di risultati attesi: incremento della raccolta differenziata, maggiore recupero di materia, realizzazione di nuovi impianti, produzione di combustibile solido secondario (CSS) e disponibilità di utilizzatori industriali; • le scelte di pianificazione regionale incidono direttamente sui Comuni, sui gestori del servizio, sulla sostenibilità della tariffazione e sulle comunità interessate dagli impianti e dalle discariche; • la tenuta dell’assetto proposto deve essere valutata non soltanto in uno scenario favorevole, ma anche in ipotesi di ritardo o mancato conseguimento degli obiettivi programmati;

Tutto ciò sommariamente premesso, da considerarsi parte integrante e sostanziale del presente atto, rilevano ed osservano quanto segue

1. Rinuncia al termovalorizzatore e maggiore fabbisogno di discarica Secondo i dati riportati nella documentazione esaminata, il precedente scenario prevedeva nel 2030 un conferimento in discarica prossimo al 7% dei rifiuti urbani, mentre la revisione prospetta circa il 13%. I flussi urbani e derivati da smaltire passerebbero, nelle rispettive simulazioni, da circa 31.000 a 61.000 tonnellate.  Poiché le basi previsionali non sono del tutto omogenee, è indispensabile un confronto normalizzato e verificabile.  La rinuncia al termovalorizzatore non può essere considerata di per sé un vantaggio ambientale o economico se aumenta il fabbisogno di smaltimento.

2. Incertezza delle soluzioni tecnologiche future La produzione di idrogeno dai rifiuti è prospettata come possibilità subordinata a studi di fattibilità e verifiche tecniche ed economiche, con un eventuale orizzonte di entrata a regime dal 2035.  Essa non costituisce, allo stato delle informazioni esaminate, una soluzione operativa già disponibile per la chiusura del ciclo nel periodo intermedio.

3. CSS e garanzia degli sbocchi industriali La revisione contempla circa 60.000 tonnellate annue di CSS-combustibile, destinate soprattutto a utilizzatori industriali quali i cementifici.  La produzione di CSS non equivale al riciclo di materia e comporta comunque una successiva combustione.  Devono essere documentati impianti destinatari, condizioni contrattuali, capacità effettiva, continuità del ritiro, costi di trasporto e soluzioni sostitutive in caso di fermo o indisponibilità. Si esprimono inoltre forti preoccupazioni per il territorio eugubino, già interessato dalla presenza di importanti impianti cementieri, rispetto al ruolo che tali attività potrebbero assumere nella chiusura del ciclo regionale attraverso l’utilizzo del CSS.  Occorre chiarire i quantitativi effettivamente destinati agli impianti, gli effetti cumulativi con le attività esistenti, le emissioni, i trasporti e le garanzie ambientali e sanitarie.  La rinuncia alla previsione di un termovalorizzatore non può tradursi in un trasferimento non adeguatamente valutato degli oneri ambientali sui territori industriali.

4. Obiettivi di raccolta differenziata e loro concreta realizzabilità A fronte di una crescita indicata dal 66,2% nel 2020 al 70,1% nel 2025, la revisione prospetta il superamento del 75% nel 2028 e dell’80% nel 2030.  Il necessario aumento del ritmo di crescita impone una dimostrazione per ambiti territoriali, comprensiva di investimenti, strumenti operativi, tempi e risultati attesi. Va altresì chiarito il contributo dei conferimenti esterni al circuito pubblico, indicati in crescita da circa 27.000 a 60.000 tonnellate.

5. Costi della transizione e ricadute tariffarie Tracciabilità, tariffazione puntuale, nuovi sistemi di raccolta, selezione e filiera del CSS comportano investimenti e costi di esercizio.  È necessario un quadro economico analitico che identifichi fabbisogni, fonti di finanziamento, costi di realizzazione e gestione, scenari di rischio e conseguenze sulle tariffe applicate a famiglie e imprese.  Il semplice mutamento della distribuzione dei costi tra utenti non equivale a una diminuzione del costo complessivo.

6. Recupero di materia, riciclo e riuso Le stime di riciclo indicate, circa il 62% nel 2028 e il 66% nel 2030, devono essere corredate dalla dimostrazione della qualità delle frazioni raccolte e della capacità industriale effettivamente disponibile.  Occorre tenere distinti raccolta differenziata, selezione, riciclo effettivo e recupero energetico, nonché quantificare con obiettivi annuali verificabili il contributo del riuso.

7. Capacità e destino delle discariche Le discariche di Borgogiglione, Belladanza e Le Crete restano nodi essenziali del sistema. Per le discariche si richiama la disponibilità di circa 350.000 metri cubi ancora da assegnare nell’ambito delle previsioni del 2022; occorre chiarire se e come tale capacità concorra alla tenuta dichiarata sino al 2035.  Per Le Crete, area più a rischio di ampliamento e per la quale emergono le preoccupazioni più evidenti, devono essere esplicitati fabbisogno aggiornato, funzione dell’eventuale ampliamento e prospettiva di cessazione. In assenza della chiarezza sulla residualità della discarica, così come previsto dalla normativa europea, bloccare, immediatamente, il procedimento autorizzativo in corso per la discarica de “Le Crete”, che non può e non deve diventare l’unico punto in cui il sistema regionale dei rifiuti, così come previsto dal piano, trova la sua chiusura. Il territorio di Orvieto deve essere un territorio da tutelare e non già da aggravare con i rifiuti di tutta l’Umbria.

8. Analisi degli scenari sfavorevoli Un sistema fondato sul contemporaneo raggiungimento di più obiettivi è vulnerabile agli scostamenti.  Minore differenziata, ritardi impiantistici, rese inferiori alle attese o difficoltà di collocamento del CSS possono aumentare i quantitativi da smaltire e accelerare l’esaurimento delle volumetrie disponibili.  È necessario quantificare tale rischio e individuare misure alternative già praticabili, per evitare che emergano nuove richieste di ampliamento delle discariche.

Per le sopra esposte ragioni chiedono al Consiglio delle Autonomie Locali dell’Umbria 1. di esaminare le presenti osservazioni nell’ambito del procedimento relativo alla revisione del Piano regionale dei rifiuti e di acquisirle formalmente agli atti; 2. di rappresentare alla Regione Umbria la necessità di un riesame della strategia di chiusura del ciclo, corredato da una comparazione tecnica, ambientale ed economica omogenea tra il modello precedentemente previsto e quello proposto; 3. di richiedere un’analisi di sensitività su obiettivi di differenziata, ritardi degli impianti, effettive rese di riciclo e indisponibilità degli utilizzatori del CSS, con quantificazione dei maggiori conferimenti in discarica; 4. di chiedere l’indicazione documentata degli investimenti, delle coperture finanziarie, dei costi di gestione e dell’impatto atteso sulle tariffe, con particolare riferimento alla tariffazione puntuale e agli impianti per il CSS; 5. di richiedere la verifica degli sbocchi industriali del CSS, distinguendo capacità teorica, disponibilità concreta e impegni di ritiro; 6. di chiedere un cronoprogramma territoriale e misurabile per raccolta differenziata, recupero di materia e riuso, con monitoraggio pubblico dei risultati; 7. di richiedere, per Borgogiglione, Belladanza e Le Crete, un quadro aggiornato delle volumetrie autorizzate e residue, dei conferimenti previsti, delle eventuali ulteriori capacità e delle condizioni di cessazione; 8. di valutare, ove il quadro istruttorio risulti insufficiente, l’espressione di rilievi critici e la richiesta di integrazioni prima delle determinazioni definitive, secondo le competenze e le fasi procedimentali applicabili.

CONCLUSIONI I sottoscrittori ritengono che l’obiettivo della riduzione dei rifiuti e del loro massimo recupero debba accompagnarsi a una garanzia effettiva di chiusura del ciclo. In assenza di tale dimostrazione, la rinuncia al termovalorizzatore rischia di trasferire sulle discariche, sui territori e sugli utenti i costi e le conseguenze di eventuali scostamenti dalle previsioni. Si richiede pertanto un pronunciamento del CAL fondato su dati verificabili, analisi dei rischi e sostenibilità economico-ambientale dell’intero sistema. Si chiede che il presente atto sia acquisito al protocollo e portato a conoscenza dei componenti del Consiglio delle Autonomie Locali, ai fini delle valutazioni di competenza.

Antonino Ruggiano Sindaco di Todi Stefano Zuccarini Sindaco di Foligno Valerio Bazzoffia Sindaco di Bettona Roberta Tardani Sindaco di Orvieto Luca Carizia Sindaco di Umbertide Fabrizio Gareggia Sindaco di Cannara Francesco Gagliardi Vicesindaco di Gubbio Tommaso Campagni Consigliere Comunale di Città di Castello Leonardo Pacini Consigliere Comunale di Foligno Alessio Nicchi Consigliere Comunale Gubbio Alessia Tagliavento Consigliere comunale di Gualdo Cattaneo

La nota dell’assessore De Luca

L’attuale Giunta regionale si è sempre contraddistinta per un approccio di leale collaborazione e di piena disponibilità al confronto istituzionale con tutti gli amministratori e sindaci a prescindere dalla loro appartenenza politica. Accolgo pertanto con favore che i sindaci di centrodestra in Umbria abbiano deciso di voler discutere nel merito, abbandonando la sterile e vuota propaganda politica che ha contraddistinto anche nelle ultime settimane la discussione intorno alla discarica Le Crete, ampliata dalla precedente giunta regionale ed oggi oggetto di iter autorizzativo esclusivamente tecnico.

La revisione del Piano regionale di gestione dei rifiuti è uno snodo fondamentale per il futuro sostenibile dell’Umbria e per questo la sua piena condivisione è fondamentale. Siamo fiduciosi del fatto che riusciremo ad ottenere anche il consenso dei sindaci di centrodestra nella scelta di superare l’inceneritore come pure gli ulteriori ampliamenti delle discariche che il piano della precedente giunta regionale avrebbe comportato.

È bene ricordare infatti che il nostro aggiornamento prevede una volumetria disponibile al 2035 di circa 150.000 metri cubi a differenza del deficit di – 40.000 mc previsto dal piano della precedente Giunta Tesei. Deficit certamente più ampio a causa delle ulteriori 50.000 tonnellate in più conferite nel 2024, in contrasto con la legge e con la pianificazione, nonché le ulteriori circa 300.000 tonnellate causate dalla scelta di procrastinare ad agosto 2029 l’entrata in funzione dell’impiantistica prevista.

Meno rifiuti in discarica, quindi, e nessun ulteriore ampliamento rispetto a quanto già deliberato nel 2022.

La nostra è la scelta giusta per traghettare la regione verso l’economia circolare senza gravare i cittadini di ulteriori costi in termini economici e ambientali. È questa la strada che stiamo percorrendo puntando sulla gerarchia europea dei rifiuti partendo dalla prevenzione, dal riuso, dal riciclo e dal recupero. Lo facciamo con i fatti: non ultimo il bando da 3,5 milioni di euro per il potenziamento e la realizzazione di centri di raccolta comunali.

In mezzo al documento è sicuramente molto singolare che l’amministrazione comunale di Gubbio si dichiari contraria a sostituire il CSS oggi importato da Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna con quello prodotto in Umbria. È bene ricordare che i cementifici eugubini sono autorizzati a bruciare ben 100mila tonnellate di CSS, quindi molto di più di quanto previsto nel piano. Una filiera pubblica e regionale in grado di permettere la verifica e il monitoraggio della qualità e la sua progressiva riduzione. È bene inoltre ricordare che la destra al Governo del Paese sta varando nel DL ambiente un’ulteriore deregulation per l’utilizzo. Ribadiamo al sindaco Fiorucci che questa è l’unica proposta oggi sul tavolo per una transizione finalizzata alla progressiva introduzione di ulteriori combustibili alternativi come l’idrogeno, in sostituzione del pet coke e progressivamente in futuro dello stesso CSS.

Con la tariffazione puntuale e nuovi sistemi di gestione intendiamo garantire equità e prevenire aumenti ingiustificati della TARI. Condivido la sollecitazione a monitorare la qualità delle frazioni raccolte e la capacità degli impianti di riciclo. È necessario, infine, ribadire quanto già detto in premessa ovvero che l’ampliamento de Le Crete — esattamente come quelli di Belladanza e Borgo Giglione — è stato autorizzato proprio in seguito alla delibera 2/2022 dalla precedente Giunta regionale. Un arbitrario intervento volto a ostruire o bloccare una procedura di PAUR di esclusiva competenza tecnica, oltre ad essere annullabile dagli organi giudiziari, causerebbe gravissimi contenziosi legali ed economico-finanziari a spese di tutti cittadini umbri.

Nel nuovo piano la discarica rimarrà residuale e rigorosamente contenuta entro i limiti imposti dall’Unione Europea.

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