DI MARCO BRUNACCI
PERUGIA – La notizia è in una riga: dopo per lo meno due mesi di profonde riflessioni sulle domande di candidati al ruolo, giunte in Regione, con allungamento a dismisura dei tempi, la Regione ha scelto il dottore commercialista Paolo Chifari come amministratore unico di Sviluppumbria. Amen.
Ma come si fa a non ascoltare i rumors, le voci, le indiscrezioni, i tali e tanti che hanno tutto questo desiderio di ricostruire la storia? Lo impone un po’ di desiderio di glasnost, come diceva Gorbaciov, di trasparenza. Sentite il racconto che viene fuori da questi rumors per i quali useremo un rigoroso condizionale, visto il clima che c’è da queste parti per l’informazione.
Allora: dicono che i tempi lunghi, lunghissimi per prendere la decisione, non siano derivati dal fatto che Sviluppumbria, obiettivamente, tra tutti i posti in palio, era il meno ambito. Poco più di 1400 euro mensili non è certo una cifra per la quale ci si possa sfidare a duello.
Il professor Ferrucci, che ha ricoperto l’incarico per più di un anno, ha tentato di resistere, ma poi ha dovuto per forza ritornare a insegnare all’Università. E pensare che aveva tanti progetti in testa e una grande voglia di realizzarli. Con questa premessa, via col resto: raccontano che il braccio di ferro in giunta regionale tra la presidente Proietti e il vicepresidente Bori – essendo rumors e voci, potrebbe essere tutto falso, per carità, ma oggettivamente i tempi sono stati davvero lunghi – sia stato impegnativo.
Dicono – ma sarà vero? – che il candidato preferito dal vicepresidente, quindi anche dal Pd, fosse un altro commercialista, Francesco Perrotta, capolista al Comune di Perugia non eletto, in questo proseguendo una recente tradizione del Pd, che si mangia i candidati che mette in cima alle liste.
Se queste indiscrezioni avessero un fondamento di verità, si sarebbe trattato di un appassionante derby tra commercialisti. Paolo Chifari, area cattolica, della sinistra più vicina a Proietti, Perrotta, area Pd ortodosso, vicino al vicepresidente Bori. Che tra Proietti e Bori non corra buon sangue ormai è più di un’indiscrezione, mentre l’unica certezza sul quale poggia il ragionamento fin qui fatto è che i tempi per la sostituzione di Ferrucci sono stati lunghissimi.
Il risultato finale? Un successo di Proietti ai punti, non scontato, su un ring pieno di insidie.
Così raccontano, ma chi può esser certo. L’unica certezza è sempre quella dei comunicati stampa ufficiali della Regione, vade retro retroscena.
Semmai sarebbe utile, da domani, riflettere sulla possibilità di un accorpamento delle finanziarie regionali in favore di Gepafin e del suo titolato leader Campagna.


