di Marco Brunacci
PERUGIA – Perugia (e gran parte dell’Umbria) oasi del pubblico impiego, terra di poco lavoro privato o autonomo, ma un serbatoio permanente per i desiderosi della scrivania. E anche se viene da chiedersi com’è che gli enti pubblici da queste parti, in special modo con la gestione del centrosinistra, abbiano sempre bisogno di qualche spunto in più, è
difficile dir male di questa iniziativa del Comune di Perugia: 7 posti per giovane neolaureati e vale anche la laurea triennale, non si prevedono in sostanza necessariamente l’arrivo di sole eccellenze. E però subito si pone la questione di come verrà eseguita la selezione, perchè le domande (tempo esaurito) sono alla fine qualcosa come 307.
Non si tratta in verità di un’assunzione, ma c’è in vista il posto fisso di checco-zaloniana memoria. Si comincia con un promettente stage nell'”Area dei Funzionari di Elevata Qualificazione”, che, maiuscole comprese, suona come una bella cosa. La durata: 36 mesi, prima di darsi un’occhiata in giro e vedere se c’è una qualche necessità del Comune, per poterci rimanere. Il “corrispettivo minimo” previsto non è irrilevante: 25.114 euro per il periodo.
I profili professionali? Per farla breve attengono all’informatica, all’edilizia scolastica, alla mobilità, alla qualità agroalimentare, alla contabilità pubblica, ma non poteva mancare il profilo professionale “dell’inclusione e della cooperazione”. Se c’è una cosa che sorprende è che costoro verranno inquadrati come “istruttori direttivi”. Ma non dovrebbero prima imparare? Vabbè, magari è solo un modo burocratico per riconoscere un livello, però – come detto – quello che rende tutti molto curiosi sono le modalità della selezione.
Se qualcuno sospetta che sarà una nota di merito essere stati iscritti alla potente Udu (gli studenti universitari di sinistra, decisivi nell’innestare il recente cambio di governo a Palazzo dei Priori) peste lo colga. Si sbaglia. Se proprio dovesse succedere che i 7 prescelti abbiano questo illustre passato va considerata una coincidenza.
Ma obiettivamente la genericità dei titoli richiesti e le modalità dell’esame inducono ad avere comprensibili cautele. Basta con i malevoli e pronti a raccontare la grande carica dei 307, come vengono prima “scremati” e poi scelti.


