TERNI – «A piazza Solferino i residenti documentano la preparazione di dosi di cocaina in strada. In via Manassei riprendono le risse, in via Castello le coltellate e in via Martiri della Libertà denunciano mesi spaccio, abuso di alcol e vandalismo. Anche via Saffi continua ad essere al centro delle proteste dei cittadini. Esistono quindi micro-zone precise. Ed è sulla capacità di recuperare questi luoghi che va giudicata la politica della sicurezza dell’amministrazione Bandecchi».
A fare la sintesi di quello che accade in città, Daniele Pica (M5S) che attacca Bandecchi sul flop del servizio di Controllo di vicinato, «uno degli strumenti sui quali il sindaco aveva maggiormente investito». «Dopo un anno il progetto conta 30 30 volontari. Il problema non sono certamente questi trenta cittadini. Il problema è aver presentato il Controllo di vicinato come una risposta significativa ai problemi di sicurezza della città. I risultati dimostrano che non lo è»
«Le aree nelle quali gli episodi si ripetono – dice Pica – devono essere trattate come micro-zone critiche, individuando gli orari più problematici, i soggetti che ritornano sistematicamente, eventuali immobili utilizzati come punti di appoggio, utilizzando realmente la videosorveglianza e organizzando presidi appiedati frequenti nelle fasce orarie più a rischio. La logica deve essere semplice: non un blitz ogni tanto, ma una presenza sufficientemente continua da impedire che una piazza diventi stabilmente un punto di spaccio. Se disperdiamo un gruppo la sera e il giorno dopo è di nuovo nello stesso posto, abbiamo interrotto il problema per qualche ora, non lo abbiamo risolto. E sullo spaccio non basta fermare l’ultimo anello della catena, ma bisogna capire chi fornisce la droga, dove viene custodita, quali immobili vengono utilizzati, chi organizza la rete e dove finiscono i soldi. Non stiamo scoprendo oggi il problema: nell’Indice della criminalità 2023 del Sole 24 Ore la provincia di Terni risultava prima in Italia per denunce per spaccio in rapporto alla popolazione.
Per fare questo lavoro servono però uomini della Polizia di Stato per fare le indagini e il problema degli organici viene da lontano. A Terni città, tra il 2023 e il 2025, i sindacati hanno ricostruito circa 58 pensionamenti a fronte di almeno 20 nuove assegnazioni: nell’ordine di grandezza, per ogni tre poliziotti usciti ne è arrivato circa uno. A questo si aggiunge un’età media del personale denunciata dai sindacati intorno ai 49 anni. Solo nel 2026 è iniziato un recupero più consistente, ma si sta ancora cercando di compensare il personale perso negli anni precedenti. E Terni continua a dover far sentire la propria voce: nei primi otto mesi del 2026 il Governo ha comunicato 28 assegnazioni agli uffici della provincia di Terni contro 90 a quelli della provincia di Perugia. Ed è qui che chiamiamo in causa il sindaco.
Mentre i sindacati di Polizia denunciavano la carenza degli organici e andavano al Viminale a chiedere rinforzi, Bandecchi avrebbe dovuto essere al loro fianco. Non spetta al Comune assumere gli agenti della Polizia di Stato, ma spetta a un sindaco rappresentare la propria città nei luoghi dove vengono distribuiti uomini e risorse. Non basta chiedere l’intervento del Questore dopo l’ennesimo episodio: vogliamo un sindaco che si rimbocchi le maniche, vada dove si decide e ottenga quello che serve a Terni. La sicurezza non si misura dal numero dei cartelli con scritto “Controllo di vicinato” installati nelle strade, si misura da quante piazze riusciamo a restituire ai cittadini».


