CITTÀ DI CASTELLO (Perugia) – A Città di Castello, capitale della trifola e del tartufo tutto l’anno nascerà la prima tartufaia pubblica unica per progetto. Un’area verde comunale dove mettere a dimora piante di specie idonee e micorrizate, con finalità sia di promozione del tartufo, nelle sue varie declinazioni anche per le varietà pregiate che crescono spontanee nei boschi, sia con finalità di sperimentazione pratica delle possibilità effettive di sviluppo di tali metodiche di coltivazione sinergica tra piante e funghi. Una iniziativa che consentirà di sviluppare percorsi educativi e didattici rivolti alle scuole di vario grado del territorio al fine di diffondere conoscenza legata sia all’ambiente naturale che allo sviluppo di potenziali produzioni volte a favorire, implementare e valorizzare le risorse economiche boschive, turistiche e gastronomiche connesse alla produzione di pregio tipica e rinomata del comprensorio territoriale dell’Alta Umbria. Un progetto innovativo e sperimentale, il primo, pubblico, di questo genere che nasce su proposta dell’associazione Tartufai Altotevere, in collaborazione con il comune e Afor Umbria che è stato presentato ufficialmente questa mattina nell’ambito delle iniziative della 46esima edizione del Salone Nazionale del tartufo bianco pregiato, in programma oggi e domani, domenica 8 novembre a Città di Castello, alla presenza del sindaco, Luca Secondi, dell’assessore al commercio e turismo, Letizia Guerri, dell’amministratore unico di Afor (Agenzia forestale regionale) Oriano Anastasi e di Antonella Brancadoro, direttore dell’associazione nazionale “Città del Tartufo”, di Lazzaro Bogliari, Presidente dell’ente fiera Salone Nazionale Bianco Pregiato e di Andrea Canuti presidente dei “cavatori” altotiberini.
L’area di verde pubblico, circa 5.000 metri quadrati, che è stata individuata per dare il via alla prima tartufaia pubblica “polifunzionale” è situata nelle immediate vicinanze del centro storico, in Via Collodi, all’interno di un quartiere residenziale, a poca distanza da una scuola media ed impianti sportivi, un’area con caratteristiche ritenute soddisfacenti sia per collocazione a confine con la campagna ed i boschi residuali delle colline circostanti, sia per la vicinanza ed accessibilità delle varie reti e servizi con la presenza di una postazione della Ippovia Francescana (in progetto l’imminente realizzazione) e possibile collegamento alla pista ciclopedonale del Fiume Tevere, quale ulteriore via di accesso del turismo leggero. La tartufaia pubblica dovrà negli intenti caratterizzarsi quale laboratorio di sperimentazione su vari fronti: quello della micorizzazione controllata tesa non solo alla produzione specifica del tartufo ma anche come tecnica di miglioramento della vitalità e resistenza delle piante in ambienti antropici ed in particolare nel verde urbano; aula verde per lezioni in ambiente naturale per scuole di vario ordine e grado; area di addestramento cani per la ricerca del tartufo; futura area di produzione del pregiato fungo nelle varie specie possibili con possibilità di estrazione controllata e regolamentata; fruizione “alternativa” del verde pubblico di quartiere inteso come spazio condiviso di risorse anche alimentari (particolare tipologia di food forest), di saperi, pratiche e tradizioni da tramandare alle future generazioni. “La prima tartufaia pubblica è un progetto nato dalla collaborazione fra l’associazione tartufai Alta Valle del Tevere che hanno lanciato l’idea del progetto, il comune di città di castello e Afor, che vedrà la luce nel 2027 – hanno dichiarato il sindaco Luca Secondi, l’assessore al commercio e turismo, Letizia Guerri ed Presidente dell’ente fiera Salone Nazionale Bianco Pregiato, Lazzaro Bogliari. “Un passo molto importante per noi, denso di significato perché racconta come in questo territorio, la cerca e cavatura del tartufo, riconosciuta patrimonio immateriale dell’umanità, la filiera tutta sia bene comune. Un elemento che racconta il modo sano che abbiamo di vivere i rapporti interpersonali, di vivere i nostri boschi, di prenderci cura del nostro territorio. È un progetto che tiene insieme sviluppo sociale, ambientale ed economico. Questo sarà lo spazio che metteremo a disposizione e di cui ci prenderemo cura insieme, uno spazio dedicato a chi vorrà addestrare i cani, alle strutture ricettive e di ospitalità del territorio che potranno organizzare truffle experience per turisti, alle nostre scuole, ma anche e soprattutto sarà lo spazio accessibile in cui poter mostrare la bellezza della cerca e cavatura ai più fragili”, hanno concluso sindaco ed assessore. “In qualità di Amministratore Unico dell’Agenzia Forestale Regionale (AFoR) dell’Umbria – ha precisato, Oriano Anastasi – esprimo il più vivo favore e la piena approvazione per il progetto di realizzazione di una tartufaia didattica nell’area verde di Via Collodi, nato dalla sinergia e dalla proficua collaborazione tra la nostra struttura tecnica e il servizio aree verdi del comune di Città di Castello.
AFoR Umbria considera questo intervento un modello virtuoso e strategico per il territorio dell’Alta Umbria, motivo per cui l’Agenzia ha inteso accogliere prontamente l’istanza del Comune, deliberando di procedere al finanziamento dell’opera. Le risorse impiegate deriveranno principalmente dagli introiti della tartuficoltura (in primis la tassa sull’autorizzazione di ricerca), con la possibilità di integrare ulteriori linee finanziarie di competenza di questa agenzia”. Di “buone pratiche” applicate al mondo del tartufo ha parlato il direttore dell’associazione nazionale, “Città del Tartufo”, Antonella Brancadoro: “il progetto che l’amministrazione di Città di Castello inaugura mettendo a disposizione della comunità intera un’area pubblica destinata a tartufaia ricomprende molto bene le buone pratiche di gestione ambientale che le città del tartufo stanno promuovendo su tutto il territorio nazionale. Prendersi cura dell’habitat tartufigeno assegnandone la gestione alla locale associazione dei tartufai, rendendolo accessibile a tutti senza riserve è quello che intendiamo essere necessario e urgente per rendere il Tartufo risorsa rinnovabile nella sua spontaneità”, ha concluso Brancadoro. Protagonisti attivi del progetto saranno i tartufai altotiberini, primi a proporlo in ambito locale, che avranno anche un ruolo fondamentale della gestione e controllo della tartufaia attraverso guardie volontarie. “Oggi – ha detto Andrea Canuti, presidente dei “cavatori” altotiberini – si compie un passo importante per il futuro del settore del tartufo a 360 gradi. Questa prima tartufaia che viene realizzata ad uso pubblico proietta Città di Castello e i comuni del comprensorio in ambito nazionale come punto di riferimento e valorizzazione di tutti gli attori della filiera, cavatori, cani prima di tutto e coloro che a vario titolo vi ruotano attorno. In particolare – ha concluso Canuti – la tartufaia si pone come vero e proprio laboratorio didattico a disposizione delle scuole per progetti di divulgazione teorica e o pratica legati alla cerca e cavatura del tartufo”. Plauso anche dalle associazioni di categoria al progetto della tartufaia pubblica. Giuliano Martinelli, presidente della Cna Agroalimentare dell’Umbria ha sottolineato “l’aspetto sociale e divulgativo del progetto nei confronti delle scuole e della comunità locale che in altotevere da secoli è legata alle tradizioni della cerca e cavatura del tartufo con orgoglio e senso di appartenenza”. Martinelli ha poi ricordato un dato significativo: “oltre il 50 per cento del fatturato nazionale di aziende del settore del tartufo proviene dall’Umbria”.
A Città di Castello tutti cercano il tartufo anche i bambini. Nella città dove nasce una trifola su tre in Italia, e il tartufo si mangia tutto l’anno, quasi 150 studenti delle scuole primarie del territorio, entusiasti e sorridenti, si sono ancora una volta ai cavatori dell’Associazione Tartufai Alto Tevere per andare alla ricerca dei prelibati tuberi che fanno letteralmente impazzire i buongustai. Una originale e spettacolare anteprima della 46^ edizione del Salone Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato che oggi e domenica 8 novembre, celebra il secondo week end (ingresso libero) inebriando piazze e vie del centro storico e i suoi visitatori con l’inconfondibile e seducente fragranza del “tuber magnatum pico”. Presso il lago dei cigni al parco di Rignaldello, è stato un successo e i baby-cavatori si sono divertiti ed hanno trascorso momenti indimenticabili a cercare il tartufo: un divertente gioco da fare con i propri coetanei, correndo e ridendo di gusto dietro ai cani impegnati nella ricerca del bianco pregiato amato in tutto il mondo. Prima una breve ed interessante lezione teorica e poi dalla teoria alla pratica con il presidente dell’Associazione Tartufai Alto Tevere (fondata nel 1986), Andrea Canuti, ed il suoi cani campioni del fiuto che hanno guidato i bambini alla ricerca del prelibato prodotto della terra. Tra un incoraggiamento e un altro agli amici a quattrozampe accompagnati dai padroni, un buffetto e una carezza, una risata fragorosa per un salto o una corsa a perdifiato, i piccoli protagonisti della mattinata hanno scoperto il gusto di immergersi nella natura sulle tracce dei prelibati tartufi che nascono in Altotevere, rinnovando una secolare tradizione che nel comprensorio si tramanda di genitore in figlio e poggia oggi su 1.500 cavatori di tutte le età, con una crescente presenza di donne ed oltre 3.000 cani, numeri da primato nazionale. Salone del Tartufo Bianco Pregiato: (https://biancopregiato.it/), i portali istituzionali del Comune di Città di Castello (https://www.comune.cittadicastello.pg.it/) e di Città di Castello Turismo (https://www.cittadicastelloturismo.it/),insieme ai canali social collegati all’evento: tel. 075- 8529254 – 8554922.


