D.D.
STRONCONE – Una tradizione che attraversa i secoli, una passione tramandata di generazione in generazione e una costante ricerca della qualità. L’azienda Famiglia Malvetani rappresenta una delle realtà storiche dell’olivicoltura umbra, un esempio di come la cultura dell’olio possa custodire le proprie radici guardando, allo stesso tempo, all’innovazione. Con l’avvio della nuova campagna olivicola, le prime indicazioni sembrano promettere bene. La raccolta è iniziata già a metà ottobre, con qualche settimana di anticipo rispetto alle consuetudini. Le olive sono mature e, soprattutto, sane, anche grazie a una presenza praticamente assente della mosca olearia. Un quadro che lascia prevedere una stagione particolarmente positiva sia sul fronte della quantità sia su quello della qualità.
A raccontare questo avvio è Giuseppe Malvetani, che sottolinea come l’azienda abbia scelto da tempo di puntare sulla massima qualità possibile, investendo continuamente nelle tecniche di coltivazione e nelle tecnologie di estrazione. «Siamo una piccola azienda che ormai da molti anni ha deciso di puntare tutto sulla massima qualità possibile, innovando costantemente sia in campo che in frantoio», spiega Malvetani. Un percorso che trova conferma anche negli investimenti più recenti: proprio quest’anno è stato ulteriormente ammodernato l’impianto di estrazione, nonostante fosse già relativamente recente. «Oggi è probabilmente uno dei più moderni e tecnologici della regione».
Tra le varietà che caratterizzano la produzione della famiglia Malvetani c’è il Moraiolo, una delle cultivar simbolo dell’Umbria e tra le più rappresentative del patrimonio olivicolo regionale. Una varietà capace di regalare oli di grande personalità, ma che richiede particolare attenzione, soprattutto nel momento della raccolta. «Il Moraiolo è particolarmente complesso da gestire. Per ottenere un grande prodotto deve essere raccolto ancora nella fase dell’invaiatura, quando le olive sono parzialmente verdi e parzialmente nere. È però una varietà molto tenace e quindi complessa da raccogliere prima della piena maturazione».

La qualità, del resto, si costruisce lungo tutta la filiera. Inizia nell’oliveto, con il monitoraggio costante delle piante e interventi tempestivi quando necessari, e prosegue in frantoio, dove ogni dettaglio può fare la differenza. Dalle temperature di lavorazione, mantenute sensibilmente al di sotto dei limiti previsti per l’estrazione a freddo, alla ridotta o nulla aggiunta di acqua, fino ai tempi di gramolazione: sono questi alcuni degli elementi che contribuiscono a preservare le caratteristiche delle olive e ottenere un olio di elevato profilo qualitativo. Ma guardare al futuro significa anche interrogarsi sulle difficoltà che attendono il comparto. I cambiamenti climatici stanno già modificando profondamente le condizioni di produzione, ma per Malvetani una delle questioni più urgenti riguarda la disponibilità di manodopera, sia fissa sia stagionale.
«Se entro pochi anni la tendenza non si invertirà o non arriverà una maggiore meccanizzazione anche per gli impianti più tradizionali, si dovrà necessariamente passare a sistemi di allevamento superintensivi, più facilmente meccanizzabili». Uno scenario che potrebbe avere conseguenze importanti soprattutto per le aziende più piccole e per i produttori tradizionali. L’aumento dei costi, le difficoltà legate al clima e la carenza di lavoratori rischiano infatti di spingere molti proprietari ad abbandonare la coltivazione degli oliveti. Un rischio che va ben oltre la dimensione economica e produttiva. «Sarebbe uno scenario assolutamente da scongiurare perché, a parte la perdita di produzioni tipiche, comporterebbe anche uno stravolgimento del bel paesaggio della nostra verde Umbria».

