di Marco Brunacci
PERUGIA – Ormai i numeri sulle vaccinazioni sono conferme di precedenti traguardi. L’Umbria è tra le regioni di testa (tra il quarto e il quinto posto, come da tabella, nell’uso delle dosi che arrivano nella regione) e sempre con il primo posto nella classifica degli over 60, sia come prima che come seconda dose. Anche un giorno qualunque, come il 18 agosto, come da grafica, diventa emblematico dei successi raggiunti e delle difficoltà di andare avanti con speditezza.
In realtà il 18 è un giorno di snodo: sono giunte in Umbria 50mila dosi che potranno fin da lunedì essere messe a disposizione degli utenti, consentendo ai prenotati di avere un ulteriore incremento delle prestazioni.
Ma ecco il nodo: come si fa con chi non vuol essere vaccinato?
Come diciamo in altro articolo specifico, sono 154 mila gli umbri che al momento non hanno chiesto di essere vaccinati, mentre l’80% o ha una dose (75.9) o due dosi (quasi il 55%) o comunque una prenotazione con una data certa. E allora ecco la necessità di andare a convincere lo zoccolo duro di quelli che ormai si delineano come no vax convinti, nonostante tutte le spiegazioni che sono state date e i numeri e gli studi usati per convincerli. Non meno di 40 mila umbri, forse qualcosa in più. Si calcola un 5%, appena meno rispetto alla media nazionale, ma un gran problema ormai non più rinviabile e da risolvere.
E qui ecco la decisione che si attende a livello nazionale: sugli insegnanti e il personale scolastico si va verso un obbligo che potrebbe essere esteso anche ai pubblici dipendenti che esercitano alcune funzioni a contatto col pubblico. Per il personale sanitario si sta decidendo per misure severe, come la sospensione dallo stipendio (a Terni è successo). Ma è possibile che sia necessario, più che una terza dose che ha basi scientifiche incerte (ma d’altra parte si sta operando al buio contro questo virus invisibile, così poco naturale nella sua capacità di essere aggressivo e di propagarsi a grande velocità, con tutte le varianti possibili), proprio un giro di vite che porti a una qualche forma di obbligo vaccinale magari legato a professioni o possibilità di relazioni.
Se si pensa che solo il 3% di coloro che si stanno infettando in questa quarta ondata ha ricevuto una seconda dose (e poi bisogna stabilire se prima o dopo i 15 giorni che garantiscono la immunizzazione) e che il numero complessivo è comunque, come dato assoluto, contenuto, ecco che spaventa questo (relativamente) grande bacino di chi rifiuta il siero.
Dopo la grande corsa a iniettare, dopo la caccia alle dosi che non c’erano, ora si tratta di andare a cercare – per il bene di tutti – chi non vuole essere immunizzato. E’ questo il nuovo, vero fronte.



