Spider-Man: No Way Home, Columbia Pictures
Spider-Man in azione, Spider-Man: No Way Home

Spider-Man: No Way Home, il film sull’eroe Marvel più grande di tutti i tempi

La nostra recensione e anteprima del terzo e sensazionale capitolo della trilogia Sony-Marvel sull’Uomo Ragno

di Luca Ceccotti

Mai così importante è stata la morale dell’amichevole Arrampica-Muri di quartiere: «Da grandi poteri derivano grandi responsabilità». È la legge che condiziona e guida Spider-Man, la sua luce nell’oscurità, la mano tesa che lo rende il supereroe che poi è, umano nel cuore e con super problemi, proprio come lo voleva Stan Lee, il suo creatore.

È uno di noi, Spidey, soprattutto in questo nuovo e spettacolare No Way Home, terzo capitolo della trilogia Sony-Marvel con protagonista Tom Holland, da oggi nelle sale. Quando alla fine di Far From Home Mysterio gioca infatti la sua ultima carta, la sua più grande illusione, il mondo intero viene a conoscenza della vera identità dell’eroe, Peter Parker. Molti lo applaudono e lo difendono, altri lo accusano di essere un assassino, specie chi segue il controverso Daily Bugle guidato da J. Jonah Jameson, un sito (non un giornale: anche i cinecomic si aggiornano) dove l’infodemia spazzatura non solo è garantita ma pure promossa e sponsorizzata.
Gli occhi di tutti sono puntati sul povero Peter, che mentre inizia il suo ultimo anno di liceo e prepara le domande per il College deve anche vedersela con le conseguenze di uno spregiudicato tribunale mediatico, macchina del fango. Disperato, chiede l’aiuto al Doctor Strange: «Vorrei che tutti dimenticassero chi sia Spider-Man». Fattibile ma pericoloso, e infatti sistema l’incantesimo di qua, sistemalo di là, accade il peggio: gli universi cominciano a collidere tra di loro e in quello del Peter di Tom Holland arrivano tutti i nemici affrontati in ognuno dei capitoli cinematografici precedenti, che siano i film di Sam Raimi o quelli di Marc Webb.
Dire di più sulla trama sarebbe rovinare sorprese a lungo attese. Non è essenziale, d’altronde, dato che Spider-Man: No Way Home è di fatto il più grande, sensazionale, emozionante e sconsiderato lungometraggio sul personaggio Marvel mai realizzato finora. Ammiccante, certo. Pure furbo e strabordante, non perfetto e figlio di un chiaro disegno commerciale, eppure spettacolare e convincente. Quella imbastita da Chris McKenna ed Erik Sommers in fase di sceneggiatura è prima di tutto una delle operazioni più surreali e coraggiose mai tentate nel mondo del cinema. L’apertura al Multiverso (realtà alternative infinite) era stata accarezzata in WandaVision su Disney Plus e poi finalmente raggiunta in Loki, ma sul grande schermo è de facto proprio No Way Home ad abbracciare il concetto di multi-dimensionalità e farlo proprio, legandolo a doppia corda al valore narrativo del racconto. Electro, Doc Oc, Goblin, Uomo Sabbia e Lizard sono i nemici che ricordate e molto di più. Anzi, diversi perché disorientati, fuori posto, lontani dalla propria storia e dal percorso che sarebbe dovuto essere. Motivo di tensione anche per lo Stregone Supremo, questo, che infatti avrà diversi battibecchi con Peter e i suoi amici, MJ e Ned.
Quello che realmente sorprende del film è la sua capacità di farsi metanarrativo senza scadere mai nel ridicolo, sfiorando con intenti delicati il cuore dei fan e accompagnandoli con morbida spinta lungo l’intero tragitto filmico. Lo fa scegliendo di portare a termine il più lungo coming of age supereroistico del genere con una grinta concettuale lodevole, senza lasciare poi nulla al caso, parlando di destino e impegno del singolo, evoluzione e cambiamento, scelte e sacrifici. Non esiste modo migliore di presentarci la fine dell’adolescenza di Peter e l’avvento vero e proprio di Spider-Man se non questo. No Way Home è la chiusura di un enorme cerchio che da vicino è più una ragnatela, dove tutti i fili che la compongono sono al posto giusto, tesi a dovere per renderla forte e resistente, dall’intreccio robusto e affascinante. Cos’è che definisce un eroe, d’altronde, se non i suoi nemici? E quale spinta migliore a raggiungere il massimo del proprio potenziale e l’apice morale delle proprie azioni se non quella di scontrarsi con tutti i cattivi cinematografici possibili?
Spider-Man: No Way Home è il film definitivo sull’Uomo-Ragno, un traguardo ispirato e disperato dell’universo cinecomic, qualcosa d’impensabile divenuto realtà. Definitivo anche nelle ambizioni, assecondate dalle capacità di tutti (registiche, interpretative, tecniche) e mai fagocitate da un’ingordigia creativa fine a se stessa. C’è tutto quel che deve esserci e molto di più in questo titolo movimentato ma mai confusionario, esaltante ma composto, tutto sommato semplice ma con l’idea rivoluzionaria di plasmare per il futuro qualcosa di realmente fuori scala e canone. Imprescindibile per tutti. Da vedere rigorosamente in compagnia, sbirciando di tanto in tanto il vicino di posto e godere insieme di uno degli eventi cinematografici più gloriosi dell’intrattenimento tutto. Che poi sono film come questi a ricordarci l’importanza della sala e dell’esperienza comunitaria. Specie poi se così… affollati.




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