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PERUGIA – Per la gestione del gruppo consiliare del Popolo delle Libertà e le cosiddette “spese pazze in Regione” non c’è danno erariale da risarcire.
Lo ha stabilito, dopo una lunga vicenda giudiziaria, la Sezione d’appello della Corte dei conti che ha rigettato il ricorso della procura contabile. «Con la sentenza n. 92, depositata in data 14 novembre 2019 – riassumono i giudici -, la Sezione giurisdizionale per la regione Umbria dichiarava prescritta l’azione promossa nei confronti dei signori Raffaele Nevi, Alfredo De Sio, Massimo Monni, Rocco Antonio Valentino, Maria Rosi, Massimo Mantovani, Giovanni Andrea Lignani Marchesani, convenuti in giudizio nella loro qualità di Presidente e consiglieri della regione Umbria, appartenenti al Gruppo consiliare “Popolo delle Libertà”, per fattispecie di contestato illecito utilizzo e incongrua rendicontazione di una porzione dei contributi ricevuti, ai sensi della l.r. n. 3 del 23 4 gennaio 1996, per le spese di funzionamento del Gruppo consiliare negli anni 2011 e 2012». Una sentenza che però la procura regionale ha appellato sottolineando diverse criticità della decisione, compreso il calcolo della prescrizione. Ma la Seconda sezione di appello ha avallato le tesi difensive degli avvocati Carlo Viola, Laura Modena, Francesco Falcinelli, Antonio D’Acunto, Chiara Principi, Nicola Pepe, Francesco Rosi, Giuseppe Caforio e Luciana Veschi: appello rigettato e giudizio chiuso.


