L’export dell’Umbria nel 2021 cresce del 3%, segno di un’economia in ripresa che guarda alla Cina. Ma ora c’è la nuova tempesta da affrontare

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | I numeri della Direzione ricerche di Banca Intesa. Molto bene l’olio umbro e il “rimbalzo” del mobile dell’Alto Tevere (che raggiunge gli 80 milioni). Il settore maglieria e abbigliamento in chiaroscuro: sale il cachemire, soffre il resto. Gli Usa restano il primo mercato

di Marco Brunacci

PERUGIA – L’Umbria è viva, ha fondamentali economici solidi, anche se tutti stanno aspettando di sapere come le notizie avverse del 2022 – che seguono a quelle avversa da tre anni almeno a questa parte – abbiano fatto danni.

Per ora ecco la diagnosi della Direzione studio e ricerche di Banca Intesa sul distretto Umbria rispetto all’export.
Nel 2022 l’export è salito rispetto al 2021 del 3%. Come va letto il dato? Come quello che arriva da un’economia che combatte metro per metro per non perdere un mercato, anzi neanche un cliente. E se possibile per conquistarne altri. Segno di caparbietà e di vitalità.
Certo gli eventi avversi fanno a gara ad addensare nuove preoccupazioni sulla ripresa dlel’Umbnria.
Ecco qua: come si declina l’incremento dell’export nei vari settori? Due distretti sui tre presi in considerazione dalla ricerca hanno superato il livello del 2019: si tratta del distretto dell’olio umbro che conferma una crescita nelle vendite sui mercati internazionali (+8,4% nel 2021, +4,2 nel 2020) e il distretto del mobile dell’Alta Valle del Tevere- grazie a un rimbalzo del 17,1% – ha realizzato 80 milioni di euro di esportazioni ma anche percentualmente porta a +4% rispetto al 2019.
Invece viene considerato da Banca Intesa sostanzialmente in linea con il dato del 2020 il distretto maglieria e abbigliamento di Perugia che non ha ancora completamente recuperato il valore del 2019 (-8,9%). Soltanto la componente maglieria (qui decide il cachemire, Cucinelli in testa, ma anche altri marchi di qualità come Lorena Antoniazzi) ha registrato un incremento dl 3,1%
Gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato di riferimento con oltre 120 milioni di euro, anche se risentono di un divario rispetto al pre crisi del -21,3%.
Di grande rilievo invece è la crescita delle aziende umbre sul mercato cinese, frutto di diversificazione e di una politica aper aggredire nuovi mercati: +25,3% rispetto al 2020, +58,3 rispetto al 2019. Una dimostrazione di vitalità.
L’olio è stato determinante per recuperare il livello di export verso la Francia che anzi ha fatto registrare un miglioramente dell’8%.
Ora uno sguardo sulla zone dell’attuale emergenza: Russia e Ucraina, nel 2021, rappresentano il 10% dell’export distrettuale umbro con possibili maggiori percentuali per la maglieria e l’abbigliamento di Perugia (c’è un’importante presenza in questa area del marchio di Luisa Spagnoli).
Tino Nocentini, direttore Toscana-Umbria di Intesa ,conclude che “i numeri del 2021 descrivono un sistema economico in ripresa. Oggi – continua però Nocentini -l’aumento dei costi di produzione legati all’approvvigionamento di energia e di materie prime, insieme alle tensioni geopolitiche internazionali, modificano il contesto”. Nocentini comunque annuncia un piano di supporto per l’economia regionale dedicato alle iniziative del Pnrr.
E allora, un’Umbria in ripresa di nuovo nel mezzo di un’altra tempesta internazionale. Ma la forza per reagire c’è ancora. Come e quanto, lo diranno i numeri che cominceranno ad arrivare tra qualche giorno.

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