di Aurora Provantini
TERNI – Aveva appena fatto chiarezza, l’assessore ai lavori pubblici Benedetta Salvati. Aveva “svelato”, a parer suo, i misteri della Fontana dello Zodiaco alla stampa. Prima ancora di rispondere alla due interrogazioni (di Pd e M5s), e anticipando il parere della Soprintendenza, chiamata ad esprimersi in merito alla patina marrone presente sul mosaico. E ribadendo a tutti: ternani, consiglieri d’opposizione e “detrattori professionisti”, che l’opera monumentale di Ridolfi e Fagiolo, non sta sotto una campana di vetro. «Perciò è normale che subisca gli effetti degli agenti atmosferici».
Ammettendo comunque che il primo riempimento era avvenuto con acqua caricata su di un’autocisterna e fatta arrivare in piazza Tacito dall’interno di Ast. E che sì, si sta studiano il modo per evitare che si depositi calcare sulle tessere. Come se il problema dei depositi fosse questione di questi giorni. E come se, nel 1936 e poi nel 1961, Ridolfi e Fagiolo non avessero tenuto conto che la loro opera monumentale sarebbe restata “sotto le stelle” tutta la vita. «La fontana è sempre stata così, fin dagli anni Trenta. E infatti, soprattutto dopo la ricostruzione, ha subito un costante degrado, fino ad arrivare a quello irreversibile dei primi anni del nostro secolo che ne hanno determinato la chiusura e l’abbandono per troppo tempo». Sono parole di Benedetta Salvati, l’assessore e vice sindaco che consegna la fontana di piazza Tacito alla città dopo un restauro durato dieci anni. E che, interrompendo il funzionamento a maggio, si tira addosso le critiche dell’opposizione per lo stato in cui versano le tessere musive a cinque mesi dalla riapertura della fontana.
Di questa mattina il parere della Soprintendenza: «A seguito della richiesta pervenuta in data 22 giugno, nell’apprezzare l’interesse per le problematiche conservative della fontana in oggetto, sorprende che non si abbia contezza del fatto che l’opera di Corrado Cagli del 1961 dichiarata di interesse culturale ai sensi dell’art. 10 comma 3, sia stata distaccata e sostituita da una copia realizzata nel 2020. Ciò detto, la copia è indiscutibilmente parte integrante del monumento e come già suggerito dal funzionario di zona durante un sopralluogo al cantiere di restauro, necessita delle stesse attenzioni del mosaico originale».
«La formazione della patina, dovuta presumibilmente a depositi calcarei, va contrastata monitorando i valori di Ph e cloro dell’acqua ed è altresì importante utilizzare metodologie d’intervento idonee per le operazioni di pulitura, sebbene non vi siano obblighi imposti dalla legge».
Sussultano i Cinquestelle. E chiedono alle strutture comunali che si occupano di disporre gli interventi di manutenzione, di relazionarsi con la Soprintendenza perché da questa arrivano indicazioni preziose sulla necessità del monitoraggio per capire cosa stia succedendo e quali sono quindi le possibili cause. «È evidente a tutti i ternani – aggiungono i consiglieri di minoranza (M5s) – che il catino della fontana è di nuovo ricoperto da una patina marrone. Un particolare, quest’ultimo, che rappresenta una vera e propria anomalia, ancora più inquietante in quanto al momento non trova spiegazioni».
Abbiamo chiesto delucidazioni all’assessore ai lavori pubblici che non ha saputo andare oltre alle accuse di disfattismo verso le opposizioni. Ad oggi non siamo a conoscenza di analisi chimiche dell’acqua e della patina. No sappiamo se il sistema di filtri stia funzionando al meglio e non sappiamo perché un impianto tecnico di recentissima realizzazione stia clamorosamente venendo meno alla sua funzione, quella appunto di evitare incrostazioni, per di più colorate».


