Società partecipate, missione compiuta. Al Moloch del debito restano solo due teste: Umbria mobilità e Comunità montane

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Tesei fa il quadro di uno dei dossier più riusciti della sua amministrazione: da Sase a Umbriadigitale-Umbriasalute, da Sviluppumbria a Gepafin fino a Umbriaflor, con Ujazz e Aur. Nuove assunzioni e mission definite, da zavorra a risorsa. Ma con due capitoli aperti e una domanda

di Marco Brunacci

PERUGIA – Missione compiuta? Via, per una volta si può rispondere sì, anche se i capitoli dei dossier nell’amministrazione pubblica non si possono mai dire chiusi. Certo: il lavoro caparbio di due anni fatto della presidente Donatella Tesei sulle società partecipate della Regione, un Moloch dalle 16 teste che era solo foriero di disavanzi, guai, vertenze, instabilità, i risultati li ha portati e sono sotto gli occhi di tutti.

Eccola infatti che è lì che se le coccola una per una. Dalla Sase (le soddisfazioni più grandi vengono dall’aeroporto che cresce oltre le previsioni e contro ogni scetticismo) alla neonata società frutto della fusione di Umbria salute e Umbria digitale, dove si respira un po’ di sano futuro, la nuova tecnologia al servizio dei cittadini nel più delicato e sensibile dei comparti: la sanità.
Di Sviluppumbria (Michela Sciurpa) e Gepafin (Carmelo Campagna) dice che si sta studiando un bel matrimonio di interesse. I tempi burocratici non sono brevi e Tesei va con i piedi di piombo già di suo, ma la strada sembra intrapresa.
E poi via fino alla piccola, ma esempio di efficienza, Umbriaflor (Matteo Giambartolomei) che Tesei cita e ricita come fosse una sorta di beniamino dell’amministrazione.
Da come si era partiti (e qui il lascito della precedente amministrazione era veramente pesante, denunciato anche da esponenti di primo piano del centrosinistra come Leonelli) i risultati vanno considerati di rilievo oggettivo. L’Aur (Alessandro Campi) è stata rivitalizzata quando era a un passo dalla liquidazione e Umbria jazz (Gian Luca Laurenzi) ricapitalizzata e riportata a fasti antichi.
Soddisfazione nella soddisfazione per la Governatrice: queste società, finalmente con bilanci in ordine, possono assumere, per investire anche in risorse umane nelle loro nuove “mission” (finalmente ben definite, con piani industriali all’altezza del mercato e l’obbligo di report coerenti con le funzioni) al servizio di imprese e di cittadini direttamente. Le rinnovate e rimotivate Partecipate assumono diverse donne, sottolinea con soddisfazione Tesei. Ora dovrebbero – ed è un invito – iniziare a considerare come occasione il dare lavoro anche alle persone con disabilità.
Allora, va tutto bene? Fermi, un attimo di attenzione: il Moloch delle Partecipate aveva 16 teste del debito o almeno della scarsa o scarsissima efficienza, e due di queste teste non sono state ancora mozzate. Parliamo di Umbria mobilità e delle Comunità montane (una in particolare, quella dei Monti del Trasimeno).
Partendo dalla seconda: a norma di legge si potrebbe chiedere ai Comuni dell’area del Trasimeno di mettere mano al portafoglio e colmare la voragine del debito. Ma finirà per pagare la Regione per due motivi: evitare che si dica che si tratta di una vendetta politica (quei Comuni sono praticamente tutti di centrosinistra) e rispettare il costume vigente in questo Paese di spalmare i debiti su tutti. Ma comunque il dossier si chiuderà con un altro esborso consistente, lascito del passato.
Su Umbria mobilità la questione è più complessa. C’è un deficit strutturale. Gli effetti della trasformazione in Agenzia, quando si sentiranno, sgraveranno di 8 milioni l’anno il peso della Regione. Ma lo squilibrio è di 26 milioni. Come se ne viene a capo? Con un piano di rientro da perseguire. Mica facile però, perchè ogni volta che sul tavolo compaiono le forbicine da manicure, per qualche microtaglio o rifilatura di una corsa o due, palesemente senza passeggeri, apriti cielo, si scatena il potente sindacato degli Autoferrotranvieri, direttamente dal passato, come l’Etrusco che esce dal sarcofago.
Tesei ha citato la gara che dovrà essere effettuata per legge entro il 22 dicembre per il nuovo gestore. Magari si scopre che il servizio potrebbe anche costare di meno. Di certo la strada dell’equilibrio di bilancio non può che essere perseguita con tutta la forza dell’amministrazione e tenendo presente che per l’aeroporto si spende molto meno e si ottengono ricadute economiche elevate.
Ripetiamo la domanda: nel dossier Partecipate va tutto bene, tranne che nei due casi citati con soluzioni ancora da limare?
Sì e no. Sì perchè ora tutte le società regionali ora hanno un percorso e obiettivi chiari e trasparente per i cittadini, con l’impegno dei conti ordine.
Non ancora, invece, finchè comunque non si ragiona sul fatto che la Regione ha dovuto – per colpa della pesante eredità, ok – ripianare e investire soldi sulle Partecipate. Smettere di fare debiti e di buttare soldi in pozzi senza fondo è già un gran risultato, ma il solo pensare di rientrare su qualcuna delle spese effettuate è davvero fare peccato?

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