di Marco Brunacci
PERUGIA – Le nozze dell’avvio del nuovo millennio. Marco Squarta, astro nascente della destra di governo umbra, presidente dell’Assemblea legislativa, Fdi, 6000 e passa preferenze, con la sposa Benedetta Baciucco. Prima di tutto: tanti auguri per una vita meravigliosa insieme.
Poi via con l’inside, per capire come cambierà la politica umbra prossima ventura. Sempre che si riesca a capire.
Gli sposi arrivano, impeccabili. Squarta non ha la tuba, se no te lo immagini appena uscito da Westminster il giorno della festa della Monarchia che intona “God save the queen”. Lei, perfetta: corpetto ricamato, grande gonna, tulle. Prendete nota, così si fanno le cose: sobria eleganza.
La location è irripetibile: San Pietro, i fasti della città. Ma col rigore delle forme, le navate, imponenti e austere. Marmi e fatica. Perugia per sempre.
Qualcuno ha dubbi sulla vocazione bipartisan del grande Marco? Ha celebrato il rito nuziale un francescano in un’abbazia benedettina. Di più non si può.
E allora: vorrà dire che Marco Squarta sarà il candidato sindaco della città dopo Romizi?
Indizi a favore: il sindaco uscente è tra i testimoni dello sposo. Sarà lui l’informatore di questo inside? No, da escludere. Notoriamente non è spiritoso.
E poi i testimoni sono 4, che non bastano le sedie d’onore della canonica. C’è anche Emanuele Prisco, che potrebbe essere il più svogliato competitor di Squarta alla carica di sindaco, perché lui studia da viceministro e non da adesso. Non manca il segretario di Fdi regionale, Zaffini, testimone numero 3, prima della storica socia, Paola Margiacchi.
Spetta a Zaffini, sentita Giorgia Meloni, decidere se il grande Marco farà il candidato sindaco tra due anni. Zaffini sceglie il grigio. O un look non pensato o, piuttosto, fine strategia: tra il vestito, la barba bianca e il molto più sale che pepe dei capelli, era l’emblema di un pater familias vecchio saggio. Il risvolto della medaglia? Somigliava troppo a Babbo Natale.
A presidente della giunta regionale, Donatella Tesei, arriva che hanno già finito la marcia nuziale e si infila dove trova posto, mentre i suoi assessori Melasecche e Agabiti hanno già preso il loro (non segnalato Coletto, sarà a Verona, e Morroni, sarà a Gualdo).
Tra gli apicali della Regione, ecco il deus ex machina della presidenza della giunta regionale, Federico Ricci, che ha abbandonato il consueto blu per un completo lino chiaro, molto da executive, ma tra tanto scuro lo vedi a cento metri. Non passa inosservato neanche Yuri Rosi, il fidato segretario regionale di cento battaglie dell’assemblea legislativa, che si segnala per aver scelto di non abbandonare neanche in questa occasione il borsello d’ordinanza che, a questo punto, viene il dubbio che vi riponga la chiavetta dell’atomica (l’Umbria ne ha?). Arriva trafelato Massimo D’Angelo, il neo direttore della sanità regionale. Giustificato. Ne ha così tante da fare per salvare la baracca. E tutti – a partire da Fdi – con la scusa di avere fiducia in lui gli scaricano addosso tutte le responsabilità.
Esemplare per eleganza anche la senatrice Modena, a un passo dalle altre due donne leader: Paola Fioroni e Simona Meloni, fiere avversarie a Palazzo Cesaroni, oggi impeccabili invitate. Lega e Pd possono anche parlarsi? Forse.
La consigliera ternana di Fdi, Eleonora Pace, appare con una spartana “mise” inappuntabile – ma non sarà troppo rigida istitutrice di collegio inglese? – insieme ad Alfredo De Sio, un tempo punto di forza ternano della destra di governo, oggi rappresentante dei Fratelli coltelli ternani.
Tra i meno dei duecento invitati, molto selezionati, dopo una lunga serie di cene preliminari, al blindatissimo ricevimento nel colaiacoviano Castello di Solfagnano, il primo ad arrivare, in moto è il consigliere comunale Fdi di Magione, Rubeca.
Con lui sono il sindaco perdente Lignani Marchesani e quello vincente Bazzoffia, con Pietro Laffranco a tenerli insieme, vecchie glorie di An, prima che del Pdl. Il commissario delle Comunità montane Vagnetti non incrocia quel poco di Pd che c’è. Se no c’è il rischio che a qualcuno chieda soldi.
Squarta avrà invitato Paparelli e De Luca, l’ala giacobina dell’Assemblea? Forse no. Ma almeno il nuovo Bori del Pd? Non si sa, comunque non c’è.
Dove eravamo rimasti col prossimo sindaco di Perugia? Squarta schiera un parterre de roi ( ci siamo dimenticati l’ala dell’economia, dal presidente di Federfarma Luciani ad Alberto Brugnoni dell’omonimo gruppo sanitario al costruttore Dragoni) che da solo rassicura sul suo futuro: sarà di primo piano. In Parlamento o come sindaco si vedrà.
Ma se il sindaco a Perugia si decidesse con una sfilata avrebbe già vinto Margherita Scoccia, architetto e assessore all’urbanistica, che con il suo abito lungo rosso Valentino annichilisce la rivale assessore Pastorelli, la quale tradisce radici americane e si esibisce in scialle viola, colore da paramento sacro e non adatto – ma chi glielo dice agli anglosassoni tutti – laddove si voglia essere benauguranti.
Pronti per il banchetto finale: Squarta promette la presenza del presidente delle Marche Acquaroli (al tavolo di Tesei?), ma non quello di Giorgia Meloni. Ma questo non basta per dire che farà il candidato sindaco a Perugia e non il parlamentare. Anzi.
A tavola il catering de Il Vizio, ristorante prediletto dei big di destra, tanto che a qualcuno è sembrato di tornare ai tempi d’oro delle sfide politico-gourmet con lo chef Colonna opposto a Vissani-D’Alema. Menù: panzanella pesche e mango – ma come mai due sapori così simili, divo chef? -, mazzancolle al vapore. Poi fusillone con gamberi rossi di Mazara e seppioline arrostite. Per finire, Manzo etrusco.
Immagini del fotografo-gran cerimoniere dei vip, Diego Peoli.
È stato o non è stato il matrimonio di inizio millennio per la Perugia che conta? Si sono avute indicazioni sul prossimo candidato sindaco a Perugia e sui nuovi equilibri della politica umbra? Sul primo interrogativo non c’è dubbio. Sull’altro decidete voi. E tanti auguri agli sposi.


