PERUGIA – «Candidate, Candidati, siamo il Comitato Familiari Vittime del Covid, i familiari di quei poveri martiri che hanno pagato il prezzo più alto di una gestione quantomeno approssimativa della pandemia, frutto di oltre 25 anni di tagli alla sanità che hanno ridotto il nostro sistema sanitario in condizioni disastrose».
Inizia così una lunghissima lettera rivolta a chi si è candidato alle prossime elezioni politiche da parte dei parenti delle vittime della pandemia che ora chiedono «senza politichese e senza false promesse» una commissione d’inchiesta, una riforma della sanità e anche un supporto psicologico per chi ha perso i propri cari. «Siamo gli invisibili, quelli che non sono scesi in piazza», scrive il Comitato che ha il suo cuore proprio in Umbria, a Perugia, con Luca Merico tra i promotori più agguerriti. «Abbiamo dimostrato – insistono – un’enorme dignità in un dolore che nessuno di voi può capire, nessuno. Salutare la propria mamma e vederla sparire in un buco nero dal quale ricevi notizie vaghe una volta al giorno senza poterla vedere, toccare, asciugare il sudore, aiutarla a bere. E un “bel” giorno, dopo che fino al giorno prima hai sentito dirti “va tutto bene, i valori sono stabili”, sentirsi dire “ci dispiace, la mamma non ce l’ha fatta”. Come fai ad elaborare un lutto del genere? Un lutto senza morto, un lutto senza che tu abbia potuto prenderti cura del tuo congiunto. Entra una persona ed esce un brutto vaso pieno di polvere. Sappiate però che l’educazione, la pacatezza, la dignità del dolore non significano arrendevolezza o rassegnazione. Ci è stato tolto tutto, non abbiamo più nulla da perdere, la missione della nostra vita oramai è quella di ridare voce a tutte quelle povere anime, fare chiarezza e cercare di evitare che altra gente soffra l’inferno che stiamo soffrendo noi tutti».
Il Comitato non punta il dito contro qualcuno in particolare, ma attacca «gli errori, le “disattenzioni”, le carenze che hanno portato alla morte i nostri cari». Ma soprattutto la solitudine, di pazienti e familiari. «Non si poteva fare assistenza ai propri cari – scrive ancora il Comitato – ma gli stadi erano pieni, le discoteche erano piene, i ristoranti erano pieni e così via. Abbiamo quindi assistito a una disumanizzazione della cura e del paziente stesso. In nome di un’emergenza “asimmetrica” (concerti, stadi, vacanze concesse e ospedali blindati) sono stati calpestati l’articolo 32 della Costituzione, la Carta dei diritti del morente (in particolar modo i punti 10,11 e 12) e la carta dei diritti del malato in quasi tutti i suoi punti». Tanto che tutti gli iscritti al Comitato «hanno sporto regolari esposti o denunce in cui viene argomentato per filo e per segno il trattamento disumano ricevuto dai nostri cari».
Da qui la lunga serie di richieste che il Comitato Familiari Vittime del Covid ora fa al prossimo governo, a partire dall’istituzione di «una commissione di inchiesta a 360 gradi sulla gestione della pandemia». «Tale commissione – si spiega – dovrà prevedere la presenza attiva (non semplici audizioni di pochi minuti) dei comitati dei familiari delle vittime, in quanto protagonisti loro malgrado di questa tragedia annunciata e mal gestita. Chiediamo inoltre che venga istituita una commissione tecnico-scientifica atta a verificare i danni derivanti da vaccino e long covid». Richiesto anche «che i familiari delle vittime Covid ricevano sostegno psicoterapeutico gratuito per tutto il tempo necessario a rendere la loro vita più accettabile (no, per noi la normalità non esisterà più). Il bonus psicologo rientra in quella logica della lotteria per la quale qualcuno vince e qualcuno perde. Noi abbiamo già perso abbastanza, e il sostegno psicoterapico di qualità e mirato è per noi un diritto, non una lotteria da vincere. Chiediamo inoltre, laddove sia necessario, un sostegno economico a quelle famiglie che, avendo perso la principale fonte di sostentamento (marito, genitore, moglie), si sono ritrovate ad affrontare, oltre al dolore atroce, anche problemi pratici di natura economica». A seguire, «esigiamo scuse ufficiali dalle istituzioni e gesti concreti che commemorino e ricordino i nostri martiri. Ai nostri cari dovranno essere intitolate strade e piazze e la Giornata della Memoria dovrà essere una giornata di lutto nazionale, quel lutto collettivo che non è mai stato elaborato, ma solo rimosso dalla parola “normalità”». «Per finire – è la chiusura – chiediamo la cosa che al momento abbiamo più a cuore, l’unica che ridarebbe un minimo di dignità ai nostri cari e che darebbe un senso alla loro morte. Esigiamo una riforma della sanità pubblica che permetta a tutti di curarsi in sicurezza, avendo vicino i propri cari, in ambienti confortevoli, con personale sanitario che non sia costretto a fare l’eroe lavorando 15 ore, con il rischio (poi verificatosi) di andare in burnout o di sbagliare terapia determinando la morte del paziente. Inoltre, chiediamo l’abolizione della legge Gelli e l’imposizione di protocolli che riducono l’uomo ad una macchina costruita in serie. Ogni medico dovrà essere libero di applicare le cure adatte ad ogni singolo paziente in base alle specificità dello stesso. Basta promesse.
Vogliamo che dal letame di questi tre anni nasca il fiore di una sanità a misura di paziente. Mai più i familiari dovranno essere separati dai pazienti, mai più la gente dovrà morire sola e abbandonata in asettiche stanze di ospedale. Mai più».


