Gian Luca Petrucci, Stanislao Falchi e quella tessera numero 7 che vale Oro

Un piccolo tesoro tirato fuori dal professore emerito del Santa Cecilia in occasione della celebrazione del compositore ternano | LE FOTO

Aurora Provantini

TERNI – Gian Luca Petrucci, il professore emerito del conservatorio Santa Cecilia di Roma  che ha contribuito a registrare il Cd monografico “Ore poetiche” dedicato a Stanislao Falchi, porta con sé, alla presentazione del disco e dell’ultima fatica di Silvia Paparelli, un documento del padre Oro. Flautista anche lui. Che come il figlio Gian Luca e la nipote Ginevra, ha un legame forte con Terni, per via di due grandi personalità della musica che ha ammirato e studiato: Briccialdi e Falchi. Sebbene nel 1956, Oro Petrucci fu il primo musicista ad eseguire in Italia un concerto interamente dedicato a composizioni di Briccialdi, il documento che il figlio Gian Luca tira fuori dalla tasca interna della giacca, è la tessera dell’associazione dei concerti dell’ “Ente sinfonico Stanislao Falchi”, rilasciata al “professor Oro Petrucci” in qualità di socio orchestrale, il 3 aprile 1957.  La numero 7. Oro, dell’orchestra  intitolata a Falchi. Anche dal punto di vista musicale, infatti,  Terni  volle mantenere la memoria di Stanislao Falchi per l’Ente sinfonico costituito da cinquanta elementi.  «Poi la cultura è cambiata e la città ha risposto ad altre esigenze». Prima, infatti, c’era un’ orchestra  – sottolinea il professore emerito – ma c’era anche un teatro. «Sicuramente Terni tornerà ad avere il suo teatro, ma potrà tornare ad ospitare un’opera come il Trillo del diavolo di Falchi?». L’ultima opera del Stanislao Falchi (1899), accolta con grande successo e più volte ripresa nei teatri di Brescia, Novara, Costanzi e Argentina di Roma, Fenice di Venezia, Carlo Felice di Genova, Pergola di Firenze, teatro Zizinia di Alessandria d’Egitto, teatro comunale di Fiume, venne rappresentata anche al teatro Verdi di Terni nel 1901. 

Celebrare Falchi nel centenario della morte è  l’occasione anche per tornare a parlare del contesto culturale della Terni che fu e delle forti tradizioni musicali della città. «Un centro di provincia che poteva vantare uno o più teatri in attività – spiega Silvia Paparelli, docente di storia della musica e autrice del libro “Stanislao Falchi e la Roma musicale della Belle Èpoque”-  la cappella musicale del Duomo, le scuole civiche, il Concerto cittadino, la Società Filarmonica, solo per citare le situazioni più istituzionali». Una riflessione che oggi diventa quanto mai attuale, per alcune significative novità come la statizzazione del Briccialdi, fatto certamente più che positivo, che concorre però a porre in modo nuovo e indubbiamente più stringente l’annoso nodo del Teatro Verdi, come anche quello dell’assenza, almeno in città, di un complesso orchestrale stabile. 


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