Vertenza Tct, sit-in sotto la Prefettura di Terni

Le trattative con Ast riprendono il 10 gennaio, ma la tensione resta alta


TERNI – Le segreterie territoriali di Fim-Fiom-Fismic si sono incontrate, il 4 gennaio, con la direzione aziendale di Tct e nella riunione sono emerse  delle novità  in ordine alla comunicata chiusura dell’azienda, oltre che  sullo stato della trattativa con Ast.

Su richiesta delle organizzazioni sindacali l’azienda si è resa disponibile a coprire i lavoratori con la cassa integrazione per mancanza di commesse confermata anche dall’allungamento della fermata del Tubificio di Terni.
La  Tct ha annunciato la ripresa della trattativa con Ast presso la Prefettura di Terni, martedì 10 gennaio, come auspicato e richiesto dalle organizzazioni sindacali. La stessa proprietà  ha manifestato la necessità del Tubificio di Terni , di prelevare il materiale già processato e stoccato nei magazzini della Tct.
Dopo l’assemblea, conclusa nella tarda serata del 4, i lavoratori hanno dato la massima disponibilità  alla ripresa delle attività  mettendosi a disposizione per le spedizioni del materiale stoccato. Gesto non affatto scontato, viste  tutte le incertezze del caso e le preoccupazioni dei lavoratori che si sono sentiti dire che la loro azienda non ripartirà.

«Rivendichiamo questo ulteriore atto di responsabilità  delle maestranze che – dichiarano le tre sigle sindacali –  come abbiamo più volte ribadito, non possono pagare il prezzo di una trattativa tra privati, ai quali chiediamo altrettanta responsabilità  per arrivare ad un esito positivo della vicenda, considerando che il territorio non permettersi ulteriori perdite occupazionali».
«Siamo consapevoli –  sottolineano   – che ancora non siamo giunti ad una risoluzione della vertenza e per questo rimane alta l’attenzione e dal giorno della ripresa delle trattative prevediamo un sit-in dei lavoratori sotto la Prefettura di Terni».

Terni, su caro energia e incentivi c’è il tavolo tecnico in  Confcommercio

Concluso il riparto tra le regioni del fondo sanitario. All’Umbria un miliardo 843 mila: 2.075 euro per umbro