Terni, «Quanto ci manchi Cardeto nostro»

Lettera del comitato dei cittadini: «Senza di te un disagio esistenziale, psicologico e umano»

R.T.

TERNI – Sugli oltre dieci anni di chiusura del Parco di Cardeto di Terni si è scritto e sentito di tutto. La rabbia dei cittadini, le polemiche dei residenti, le promesse delle amministrazioni comunali, prima di centrosinistra e poi di centrodestra. Il risultato è sempre quello: cancelli sbarrati e nuovi atti amministrativi per sbloccare un cantiere che sembra la tela di Penelope. 

In questi anni complicati mai una lettera di amore. Ora l’ ha scritta il comitato di quartiere. 

Una lettera appassionata, che si rivolge al Parco facendo capire quanto sia stata pesante la sua assenza. Quasi un lutto. Una mancanza ancora più forte in questi anni di pandemia, in queste stagioni dove il bisogno di socializzazione è divenuto impellente. 

Una lettera garbata che offre collaborazione alle istituzioni ma che sottolinea quanto un parco sia vita: «Sia finalmente affrontato il disagio esistenziale, psicologico, umano causato dalla prolungata chiusura, dalla mancanza di uno spazio di aggregazione». Ancora più necessario in questa stagione pesante e isolante dell’emergenza Covid. La lettera parla della necessità di scambiare quattro chiacchiere delle persone di una certa età e ancor di più del valore formativo per i bambini del giocare insieme.

 Il gioco che ha bisogno di spazi, di luoghi di crescita, di amicizia, di scambio di informazioni. 

L’ esigenza  dello stare insieme che  non conosce età e che è uno «stimolo e un invito all’unione, alla comunione, alla comprensione, alla trasmissione intergenerazionale». Ecco perché il comitato chiede,  senza alzare i toni, la riapertura del parco dotato anche di uno spazio di un centro sociale aperto al comitato stesso e a tutti i cittadini che hanno voglia di fare qualcosa. 

Cardeto chiuso, una delle ferite della Terni da tempo non più città operaia e di vicinato e ancora alla ricerca di una nuova identità. 

La lettera una bella presa di coscienza che non si vive di solo cibo e tecnologia, che occorrono anche gli altri. Magari “solo” per varcare i cancelli di un parco che continua ad essere un giardino da sogno.

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