di Gianluca Tuteri, vicesindaco di Perugia
PERUGIA – In Italia è in atto una “desertificazione” della popolazione. Ogni anno si generano sempre meno bambini: una tendenza – questa – che non sembra voglia fermarsi e men che meno invertirsi. L’analisi dei dati non aiuta a trovare soluzioni certe. Sicuramente utile incrementare gli asili nido e altri servizi per la prima infanzia, altrettanto favorire nella scuola dell’obbligo il tempo pieno. Tra l’altro, l’adozione di tali provvedimenti avrebbe enormi risvolti positivi sull’istruzione/educazione dei nostri figli per cui sarebbe sacrosanto agirle.
Molti sondaggi tra i giovani adulti indicano come problema principale, il lavoro, inteso come sicurezza economica per pianificare progetti.
L’assenza di politiche di conciliazione lavoro/figli è un altro elemento sentito dalle giovani coppie, dove le donne sono le vittime principali.
Ma guardando ad alcune regioni italiane e soprattutto a nazioni europee dove politiche a ristoro di queste problematiche sono in atto da tempo i dati non sono incoraggianti.Quindi, suggerire la procreazione (in cambio di bonus economici) per aiutare la produttività e sostenere il welfare potrebbe essere inefficace è offensivo per il valore intrinseco della nascita. Ma non ci rendiamo conto che c’è altra cosa (oltre questo) e ben più importante che impedisce alle giovani famiglie l’opportunità di generare.
L’avere o il non avere un figlio non è il risultato di una decisione presa a tavolino. Un figlio è il frutto di un desiderio, o meglio di una passione. Ora, come dice lo stesso Freud, nulla può la ragione contro la passione. Non ci sono condizioni lavorative ed economiche, non c’è assenza di una legislazione in favore della famiglia, non ci sono discorsi ideologici avversi alla famiglia capaci di soffocare una passione, qualora ci sia, come quella di un figlio.
C’è dunque una “causa prima” che ha spento il desiderio di generare e di diventare genitori, ed è una causa di natura prioritariamente psicologica. Tutte le altre presunte cause sono in realtà “razionalizzazioni”, ossia concause minori.
La denatalità è un fenomeno del nostro mondo occidentale, di questo preciso periodo storico e, pertanto, di una cultura che si è progressivamente imposta, vale a dire di una cultura in cui prevalgono l’individualismo, il consumismo, l’antagonismo, tre elementi che caratterizzano una società narcisistica. Manca quel passaggio dall’amor proprio all’amore per l’altro che purtroppo, nella nostra società riscontriamo spesso anche in altri ambiti. Nasciamo con un senso di credito illimitato come giusto che sia ma dovrebbe essere naturale che ad un certo punto questo sentimento venga sopraffatto dal sentimento della riconoscenza.
E’questo il passaggio da adulti a genitori. Il passaggio che tiene in vita la grande famiglia dell’umanità attraverso l’equilibrio tra amore dato e ricevuto.
IL BAMBINO CHIEDE, L’ADULTO PRENDE, IL GENITORE DÀ
È questa la sintesi dei ruoli e quest’ultimo passaggio, certamente il più impegnativo, è quello che la nostra società ha interrotto.
È dunque il nostro modello educativo, a mio parere, alla base dell’interruzione di questa naturale evoluzione che non necessariamente produce la nascita di un figlio ma che si può esprimere comunque con l’agire amore verso gli altri.
Una delle cause che lo hanno nutrito è sicuramente il dissolvimento della figura del padre, colui che impone un limite al desiderio di onnipotenza infantile e colui che trasmette al figlio il desiderio di crescere per essere come lui, ossia padre, e alla figlia a voler vivere insieme con qualcuno che sia padre come lui, in una nuova proposta di vita.
Un’educazione permissiva, indulgente, che non impegna ma che elimina le responsabilità e particolarmente le frustrazioni, ha favorito la formazione di individui sempre più infantili, i quali ignorano la realtà, le sue regole, le sue leggi e soprattutto ignorano gli altri. Forse non tutto è perduto iniziamo con i nostri figli, parliamo più spesso di doveri che di diritti, siamo presenti, non siamo accondiscendenti solo per comodità, non mettiamoci alla pari, non facciamo chiamarci per nome, non vestiamoci come loro, non protestiamo con gli insegnanti se prendono un brutto voto. Se oggi, noi genitori saremo in grado di riprendere il nostro ruolo i figli naturalmente riprenderanno il loro e altrettanto naturalmente faranno i successivi passaggi.


