DI ARIANNA SORRENTINO
PERUGIA – «Dove c’è molta luce, l’ombra è più nera». È la scritta bianco su nero di Goethe che accoglie e prepara i visitatori all’entrata della mostra “Nero Perugino Burri” a Palazzo Baldeschi. Anzi, a dire il vero, prima ancora c’è il catalogo della mostra in bella vista. Catalogo curato da Vittoria Garibaldi e Bruno Corà – ed edito da Fabrizio Fabbri editore -, gli ideatori e curatori stessi dell’esposizione che sarà a Perugia dal 22 giugno fino al 2 ottobre.
Si entra nelle sale e poi c’è il buio. Nero, anzi. Il primo commento nel libro delle dediche riporta: «Ci si illumina di nero». Perché il nero è la soluzione cromatica suggestiva e peculiare adottata dai due artisti protagonisti, Pietro Vannucci detto il Perugino e Alberto Burri, che Fondazione Perugia in collaborazione con Fondazione Burri ha voluto mettere in dialogo. Un’esposizione che fa emergere i tratti distintivi di due artisti pari per grandezza e solo apparentemente distanti. «L’amore per la materia, la passione per lo spazio, l’armonia, i colori – spiega la curatrice Vittoria Garibaldi – a cinquecento anni di distanza ci sono delle vicinanze impressionanti». E così, la mostra potrà essere apprezzata sia per chi ama l’arte antica, sia l’arte contemporanea.
L’esposizione è arricchita da prestiti provenienti da alcuni fra i più rinomati musei del mondo, tra cui il Museo del Louvre di Parigi, le Gallerie degli Uffizi di Firenze e la Galleria Nazionale dell’Umbria, oltre alla Collezione Burri. Per l’occasione è stato effettuato un totale restyling del piano nobile di Palazzo Baldeschi, creando un’atmosfera immersiva e un suggestivo gioco di luci, in un percorso emotivamente coinvolgente.
Trait d’union della mostra, composta da circa venti opere, è quindi l’uso del nero che hanno fatto i due maestri. Un colore problematico, spesso evitato dagli artisti, come afferma Bruno Corà: «Il nero è pieno di possibili valenze simboliche. È un colore azzerante e difficile da usare, capace di isolare qualsiasi forma o immagine che gli sia avvicinata, così come la può rendere emblematica. È un colore che suscita molte domande e tocca il sentimento in profondità». Rappresenta una grande innovazione per l’epoca del Perugino ed uno dei tratti più ricorrenti nell’opera di Burri.
L’IDEA DELLA MOSTRA:
L’idea della mostra è nata dall’opera del Perugino la Madonna col Bambino e due cherubini, una pregiata tavola dal sapore intimo e familiare conservata proprio nella collezione permanente di Fondazione Perugia. Il capolavoro ritrae la Vergine con il bambino che si stagliano su uno sfondo completamente nero, permettendo agli incarnati e ai colori delle vesti di risaltare in un modo assolutamente innovativo per l’epoca. Sono questi gli anni più belli del percorso del maestro, quando, attivo a Firenze, conosce e assorbe la pittura fiamminga e la luce di Leonardo, ma è anche coinvolto dall’atmosfera di Venezia dove si reca più volte nel corso degli anni Novanta.
Da qui la volontà di indagare l’uso dello sfondo nero in alcune opere del Perugino, tutte di piccolo formato e datate a cavallo tra il XV e il XVI secolo, dove non c’è nessun paesaggio ideale o preso in prestito da una suggestione visiva, nessuna architettura prospettica, solo il profondo nero su cui si stagliano i protagonisti della scena, come mai si era visto prima. Questa ricerca ha permesso di ottenere importanti prestiti, come lo splendido Ritratto di Francesco delle Opere, probabilmente dipinto a Venezia, e il Ritratto di giovinetto, provenienti dalla Galleria degli Uffizi, e ancora la Madonna con Bambino tra San Giovanni e Santa Caterina del Museo del Louvre.
In dialogo con le tavole di Perugino ci sono una decina di opere di Alberto Burri, in cui si può ritrovare il medesimo interesse per il nero inteso sempre non come mancanza di colore, ma come buio che permette alla luce di emergere. Burri è stato un grande ammiratore e conoscitore dell’arte italiana del Rinascimento, come racconta la curatrice Vittoria Garibaldi: «Ho avuto l’onore di conoscere, ma soprattutto di frequentare Alberto Burri negli anni Ottanta. Era solito ripercorrere le vie del Rinascimento dell’Italia centrale insieme ai suoi più cari amici come Nemo Sarteanesi. È questo un dialogo dalle radici lontane e che trova conferma nelle linee, nelle forme e nelle sensibilità cromatiche che uniscono i due grandi artisti». In particolare l’Umbria, terra amata, animata da Piero della Francesca, da Raffaello e ovviamente da Perugino, ha lasciato radici indissolubili in Burri che si rivelano e trovano conferma nelle forme, nei colori e nelle composizioni delle sue opere, da Catrame del 1949 e Nero Cellotex del 1968. Qui la materia emerge prepotente dalla tela e l’attenzione è posta tutta sull’equilibrio tra forma e colore, con una predilezione per il nero e lo scuro, tratto diventato emblematico dell’artista tanto da essere soprannominato «il maestro dei neri». Le opere di Burri così possono essere considerate una ideale dialettica proposizione con le tavole del Perugino: se nel Quattrocento il fondo nero serviva a far risaltare il soggetto principale dell’opera, in Burri il nero è protagonista e diventa materia viva che si espande ed emerge.
«Il percorso – conclude la Presidente di Fondazione Perugia Cristina Colaiacovo – che inizialmente doveva essere dedicato al solo Pietro Vannucci, successivamente ci ha condotto, grazie alla competenza dei curatori, a una mostra originale che rappresenta una vera novità nel panorama espositivo». Il progetto grafico dell’allestimento della mostra è a cura di Giuseppe Trivellini.
GLI ORARI:
Dal lunedì al venerdì 15.00-19.30
Sabato e domenica 10.30 – 19.30
Info e prenotazioni: Tel: 075 5734760
http://www.fondazioneperugia.it/mostre/
BIGLIETTI:
Intero 7 euro
Ridotto 4 euro
Con il biglietto della mostra sarà possibile visitare anche le collezioni permanenti esposte a Palazzo Baldeschi. L’acquisto del biglietto della mostra darà diritto all’ingresso agevolato ai Musei di Palazzo Albizzini Fondazione Burri a Città di Castello e viceversa. Sono previste agevolazioni per i visitatori grazie alle convenzioni con Trenitalia (vettore ufficiale della mostra), Busitalia e Saba-Sipa.















