di Sebastiano Pasero
AMELIA (TR) – Si è spento a 85 anni, il 5 agosto, Riccardo Romagnoli. Alla fine degli anni ‘ 70 è stato un pretore d’assalto, come venivano chiamati all’epoca quei magistrati un po’ troppo energici. Ma Romagnoli d’assalto lo è stato in qualunque cosa abbia fatto. Sempre alla grande, sia come sindaco di Amelia, sia, per una vita, come presidente della società teatrale di Amelia.
Un vulcano, con tante eruzioni ma anche con colate a vuoto. Alla fine degli anni ’70 è il pretore di Amelia, quando i pretori aprivano inchieste, incarceravano e giudicavano. Un potere di quelli pesanti che Riccardo Romagnoli non ha mai centellinato. Come pretore mette sotto inchiesta l’allora sindaco del Pci, sequestra oltre mille licenze edilizie, conduce una retata all’uscita della sezione dei comunisti a caccia di droga, fa arrestare uno degli ubriaconi del paese, colpevole di aver urinato in pubblico.
Ma sull’Espresso ci finisce nel 1983 per un arresto eccellente: Manuela Kusterman, attrice d’avanguardia, “rea di oscenità”, viene ammanettata sul palco del Teatro sociale.
Nello stesso anno si butta in politica.
Con il Psi. Ma non gli serve la carica del craxismo per rompere tutti gli schemi. Alle elezioni conquista i consiglieri sufficienti per mandare all’opposizione il Pci agricolo e cooperativo di Amelia, per stringere invece l’alleanza con il pentapartito. Sarà quella maggioranza in consiglio comunale ad eleggerlo primo cittadino.
È un sindaco amante ante litteram della ruspa, come quando, all’indomani di una nevicata eccezionale nel centro storico prima rimuove la neve eppoi una parte di selciato, ammalorato, di epoca pontificia; come quando fa realizzare sulle mura ciclopiche una scala pedonale in tubi innocenti; come quando mette mano alla sonnolenta Passeggiata di Amelia, lo struscio dai primi del 900, rivitalizzandolo.
Sempre sorridente, sempre cortese.
Con i comunisti è un discorso a parte, appena può li “scoccia”. Li surclassa persino nella specialità dell’epoca: la Festa dell’Unità.
Riccardo Romagnoli organizza il Festival dell’Avanti montando una mega padella in piazza per fare la frittura. Un successone felliniano.
Alla fine della festa, siamo nel 1985, però viene arrestato nell’ambito della inchiesta sui fondi neri della Bps. Anni dopo ne uscirà completamente indenne, ma intanto inizia la sua parabola discendente in politica. Il pentapartito balla, poi alle elezioni il Pci mette in campo Luciano Lama e ristabilisce l’egemonia.
Lama, con un colpo di teatro, vuole Romagnoli vice sindaco e lui accetta quel ruolo da comprimario.
Torna in magistratura, dove proseguirà la sua carriera nel tribunale civile di Roma.
Il teatro sociale di Amelia, la sua passione e la sua croce. È uno dei pochissimi teatri del settecento di proprietà privata, Romagnoli ci mette poco a diventare il presidente. Anche qui una gestione d’assalto. Il gioiellino del ‘700 ha meno di 300 posti a sedere ma per Romagnoli non è un problema: chiama artisti internazionali, per la musica classica come la lirica. Le sue stagioni sono bellissime, i bilanci un dettaglio. Poi il passo più audace: decide di restaurare la struttura. La società teatrale contrae un mega mutuo con la Bnl. Anni dopo quel mutuo, mai ripagato, porterà il teatro all’asta.
Acquistato da privati al prezzo di un appartamento, il Ministero esercita il diritto di prelazione. Il resto è cronaca dei nostri giorni. Riccardo Romagnoli non si sente ancora out. Inizia una battaglia perché comunque vorrebbe essere il gestore del teatro.
Sempre energico, sempre in prima fila, anzi sempre sulle tavole del suo palcoscenico.


