di Marco Brunacci
TERNI – Davvero la Commissione europea serve a misurare la lunghezza delle zucchine? La battuta girava tra i leader più euroscettici, qualche tempo fa, ma ogni tanto il dubbio viene a tutti.
Ast ha pronto un Accordo di programma, armonico in tutte le sue parti, con interventi radicali, finanziati per 800 milioni dal Gruppo Arvedi e per i restanti 300 dal pubblico, per migliorare produzione, emissioni e situazione dell’inquinamento, in un sito, come quello di Terni, che ha necessità di rinnovarsi, ma anche tutte le carte in regola per diventare un riferimento green per le acciaierie del mondo, contesto nel quale si muovono i diretti concorrenti di Italia ed Europa.
In più, ora, – se parte prima possibile questo benedetto Accordo di programma, che il Gruppo Arvedi ha stilato, d’intesa con la Regione Umbria, e portato sui tavoli dei Ministeri competenti, i quali si sono attivati e hanno dato placet e garanzie – è possibile far diventare lo stabilimento di Terni player mondiale nel settore dell’acciaio di qualità e del lamierino magnetico. Ma insieme alla forza della produzione high quality, Ast deve poter mettere sul mercato prodotti a un prezzo concorrenziale.
E cosa succede in questa fase?
La Commissione Ue non decide ancora di dare luce verde perché tecnici illuminati, illuminatissimi, stanno chiedendo che la decarbonizzazione della produzione si faccia usando per il 40% idrogeno. Non il 39,5, men che meno il 39.
Su questa assurdo dibattito Umbria7 aveva già informato i lettori e i protagonisti indiretti della vicenda, che sono tutti i cittadini ternani, ma in particolare gli operai che in Ast ci lavorano e quelli dell’indotto, che attendono investimenti idonei per un progetto di queste dimensioni e di queste ambizioni.
La presidente Tesei ha convocato i sindacati per il pomeriggio del 16 di ottobre a Palazzo Donini proprio per dar conto di quel che sta succedendo nei vari passaggi a Bruxelles.
Per ora si attende.
Tutto è in ordine, tutto il piano viene considerato di avanguardia, con prospettive per Terni e l’Umbria, ma anche per l’Italia e per l’Europa, in questa sfida globale che ha come avversari aziende in Corea e in India che, per diversi aspetti, hanno vincoli meno stringenti e possono presentarsi sul mercato avvantaggiati da costi meno onerosi e quindi con la possibilità di praticare prezzi più concorrenziali.
L’Ast ci mette la qualità e il saper fare e il Gruppo Arvedi è disposto a grandi investimenti per far decollare il progetto. Lasciando anche perdere le punture di zanzara del sindaco attuale, che non si rende neanche conto di aver chiesto 15 miliardi (una finanziaria e mezzo dell’Italia) per una stravagante bonifica del sottosuolo di Terni, che comporterebbe anche – si immagina – la (provvisoria) deportazione di – grosso modo – 80 mila cristiani.
Ma a parte questo amenità, c’è ancora la Ue col centimetro in mano a calcolare la lunghezza delle zucchine, in questo caso sotto forma di percentuale di uso dell’idrogeno nella decarbonizzazione.
Pure qui, non resta che attendere un sussulto di buon senso. Anche se è merce rara in questa tormentata stagione.


