«Fate tacere le armi»: la Marcia della pace straordinaria dice basta alla guerra tra Israele e Palestina

L’Umbria pacifista di Capitini come sempre in prima linea per sostenere la fine delle ostilità | LE FOTO

PERUGIA – In cammino, da Santa Maria degli Angeli alla basilica di San Francesco ad Assisi, per chiedere lo stop alla guerra tra Israele e Palestina. Tantissimi i sostenitori di questa Marcia della pace straordinaria che domenica 10 dicembre ha colorato i chilometri fino al cuore di Assisi e, da sempre, dell’Umbria pacifista di Aldo Capitini.

La richiesta del partecipanti è che «le armi tacciano», mentre Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della pace ha sottolineato che «Il nostro è un grido di pace. Chiediamo che venga riconosciuto lo stato di Palestina». In marcia anche la segreteria del Partito democratico Elly Schlein, il segretario di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni e il segretario generale della Cgil Maurizio Landini.
All’arrivo della maxi bandiera della pace davanti alla basilica, fra Marco Moroni, custode del Sacro convento di Assisi, ha tenuto l’omelia per la seconda domenica di Avvento, sottolineando gli atteggiamenti «che a livello personale, comunitario e globale, sono indispensabili per favorire la pace e la giustizia, realtà interconnesse e inseparabili».
«Giustizia è assicurare che ogni fratello e sorella nel mondo – ha detto Moroni – abbia il necessario per una vita dignitosa e sicura, che possa accedere alle risorse, alle cure, all’istruzione, alla possibilità di lavorare e di riceverne un salario equo per mantenere se stessi e la propria famiglia. Nel mondo odierno l’esistenza dei poveri non si può considerare una fatalità, ma è piuttosto una responsabilità di tutti. Finché vi saranno uomini e donne considerati degli scarti, rifiutati, non accolti, non vi sarà giustizia e sarà impossibile la pace. Finché prevarrà una visione meritocratica così come è coltivata oggi, continueranno ad essere condannati a perdere coloro che non sono stati messi in grado di venir fuori dalla miseria, dalla fame, dall’analfabetismo. Come comunità credente e come uomini e donne di buona volontà – ha concluso – non possiamo esimerci dal compito di umanizzare la terra e di garantire vita per tutti».

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