Liste d’attesa, ci sono i soldi per dimezzare i ritardi. Partita la (attesa) controffensiva sanitaria della Regione

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Con ritardi ma finalmente decisi gli stanziamenti che i direttori dei due ospedali e Asl devono trasformare rapidamente in interventi anche su nuovi macchinari. Subito spenta invece la pretestuosa e inutile polemica su Neurochirurgia

DI MARCO BRUNACCI

PERUGIA – Gli ultimi bagliori dal pianeta sanità.

1. Lo stanziamento di 70 milioni, anticipato molti giorni fa da Umbria 7, sarà una dote mica male per questi ultimi mesi di legislatura Tesei da spendere in diverse strutture sanitarie, tra le quali l’ospedale ex Silvestrini. Rinnovare e implementare macchinari era uno dei problemi principali della sanità umbra, un passo in avanti importante per rendere più spedito il taglio delle liste d’attesa. Non è un gran che invece come modo per far cambiare la percezione della sanità da parte dei cittadini. Che resta, come dire, problematica. 

Ma con un ma. In tutte le regioni italiane le opposizioni addossano alla maggioranza le responsabilità della sanità come la vorrebbero. Chiunque può a ragione lamentarsi dalle Alpi a poco prima delle Piramidi. L’Umbria non sta né bene né male rispetto a  questo quadro. Anzi, sta un po’ meglio. La questione è che il sistema-sanità è da revisionare, come un’auto che ha fatto troppi chilometri senza aver guardato il carburatore e i freni. Probabilmente è anche da modificare. La criticità umbra è stata la mancanza di comunicazione con le strutture sanitarie e con i cittadini. E non è stata una cosa da poco. E comunque ben vengano i 70 milioni che fanno parte della controffensiva della Regione a guida Tesei, partita in verità un po’ tardi, ma comunque partita.

2. A proposito di controffensiva: le prestazioni (liste d’attesa) alle quali far fronte, in questo momento, sono intorno alle 50 mila. Sul numero ancora elevato pesa sempre una cifra mostruosa: l’anno post Covid, un po’ per ragioni di ritardi accumulati, un po’ perchè poi si è esagerato (l’appropriatezza non è sempre appropriata), la richiesta è quadruplicata rispetto a un anno normale. Inutile stare a sottilizzare: i cittadini sentono questo come un disagio insopportabile. Per questo la giunta regionale ha preso una decisione che potrebbe lenire gli aspetti più dolorosi del problema: la Regione ha stanziato 9 milioni di euro per l’abbattimento delle liste d’attesa. Visto quello che è successo con il precedente intervento, assai meno cospicuo, è ragionevole immaginare che – se i direttori di ospedali e Asl si danno finalmente una mossa e si investono tutti i soldi in maniera razionale – da qui all’estate si può dimezzare l’arretrato. Insomma: 25 mila più le nuove richieste.

3. In tutte le regioni le opposizioni rinfacciano alla maggioranza la gestione della sanità trovando mille buone ragioni, come detto poco sopra.  Poi qualche volta lo fanno tanto per farlo, senza un motivo. Questo è comprensibile quando si avvicinano le elezioni, ma non è utile a nessuno. 

L’ultimo esempio: la polemica sulla Neurochirurgia perugina che sarebbe stata “deportata” a Terni ha provocato una nota congiunta dei direttori generali dell’Azienda ospedale di Perugia insieme con quella di Terni. Non serve scendere nei particolari. Il candidato a sindaco di Perugia, Monni, ha cavalcato l’onda. Comprensibile, ma non utile.  E’ chiarissimo lo sforzo fatto da Regione e Università di razionalizzare tra Perugia e Terni reparti e risorse, in particolare laddove si richiede più impegno sia economico che professionale. La Neurochirurgia ha un’importante scuola e una tradizione ternana, Perugia avrà tutte le garanzie necessarie. C’è già Bandecchi che manda in scena, ogni volta che può, un assurdo derby Terni-Perugia sulle cose serie, a spese di tutti i cittadini. Basta lui e già non se ne può più.. 

Qualora invece qualcuno ritenga esserci un perfido piano sottostante rispetto ai trasparenti accordi appena siglati da tra Regione e Università, tirare fuori subito le prove. Altrimenti astenersi da polemiche meschine. 

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