TERNI – Sulla sicurezza il consiglio comunale di Terni discute buona parte della mattinata. Ma poi, alla ripresa dei lavori (nel primo pomeriggio) non partorisce niente. Nessun atto di indirizzo. Nessun mandato al sindaco e alla giunta. Niente di niente.
Eppure in mattinata era sembrato di capire che ci fosse una maggioranza ampia nel demandare al sindaco Stefano Bandecchi il mandato di sollevare nel tavolo interistituzionale della sicurezza la questione Terni. Perché per il consiglio comunale, in quasi tutte le sue componenti, il problema sicurezza c’è. Quello percepito dai cittadini che lamentano troppi furti, troppe risse, troppe zone in mano allo spaccio, troppa violenza. C’è chi ha chiesto l’ esercito, chi maggiore dislocazione delle forze dell’ordine, chi più telecamere. Tutti hanno chiesto al sindaco di fare sentire la voce della città agli organi statali preposti alla sicurezza.
E Bandecchi lo ha fatto a modo suo, ha attaccato in maniera diretta la prefettura e la questura. Lo ha fatto sul progetto sicurezza finanziato dall’ Università Niccolò Cusano per un milione di euro che tra l’ altro prevede per un anno 12 pattuglie di vigilantes private. Ebbene, Bandecchi ha accusato la questura e la prefettura di non aver mai voluto dare luogo ad un coordinamento con la presenza dei vigilantes privati. Addirittura ci sarebbe stata la diffida a svolgere l’attività di monitoraggio e controllo al di fuori dei beni comunali. Bandecchi ha parlato di vigilantes costretti a rimanere ad occhi chiusi durante i tragitti tra un parco e una scuola. Un sindaco per nulla intimorito dal puntare il dito contro due massime autorità dello Stato.


