Dal drago per Terni alla Biennale di Roma, Marco Diamanti fa “volare” l’arte

Lo scultore ternano racconta come prosegue l’opera simbolo della città dell’acciaio e la sua emozione nel partecipare alla mostra nella Capitale

TERNI – Da mesi e mesi se ne parla. Da mesi e mesi lo si attende con ansia e trepidazione. Finalmente la città sta per ricevere il bellissimo dono da parte dell’associazione Thyrus che ha pensato e ideato l’opera, che diventerà il simbolo della conca ternana. Con il coprogettista, Jacopo Cardinali e il realizzatore, Luca Finistauri. Un drago alto 5 metri, il monumento più alto d’Italia e disposto al centro della rotonda Filipponi/ Actl di fronte al Caos. Composto da 700 lastre d’acciaio, tutte sagomate a laser. Ma ora arriva la parte più difficile, quella che lo scultore Marco Diamanti definisce «la parte artigianale, in cui dobbiamo sovrapporre le lastre. Ma a fine maggio sarà pronto».

«Ancora lo stanno assemblando – afferma Diamanti – Se ne stanno occupando Luca Finistauri, in arte Onirico, anche lui uno scultore che ha vinto il premio San Valentino e che lavora per un’azienda leader nella lavorazione dei metalli, la Sefin Srl. Essendo 700 lastre, di 5 millimetri ciascuna è un lavoro lungo e si lavorerà fino a pochi giorni prima della consegna. È una parte complicate perché le lastre devono essere bloccate e saldate. Ma in questi giorni già si vede la crescita del drago. Inoltre tra qualche settimana faremo un piccolo spoiler con un reel nei nostri canali social che fa vedere il drago».
Marco Diamanti parteciperà anche alla Biennale di Roma, dall’8 al 18 maggio, con cui si è aggiudicato il pass con la sua opera “Amar dannato”: « Si tratta di un’opera scultorea fatta in sabbia e resina – spiega lo scultore – e rappresenta il conflitto interiore che ognuno di noi si porta dentro. L’ho realizzata lo scorso anno ed è stata selezionata tra più di 50 opere esposte al museo diocesano in occasione di un concorso. Rappresenta anche il mio amore per Terni ed è una bellissima emozione e occasione portarla nella Capitale, anche per far uscire la nostra arte, la nostra cultura e la nostra città dai confini regionali».

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