PERUGIA – Il Protocollo d’intesa Umbria-Toscana – sul quale oggi una nota congiunta dell’opposizione di centrodestra in Assemblea legislativa torna in maniera molto critica – non solo è una resa come sottolineato nell’articolo di ieri di Umbria7 ma è anche un campanello d’allarme sul futuro della governance dei territori umbri. E quindi sul futuro della stessa Regione.
Anche per questo ragionamento si parte dall’incredibile retromarcia sull’Alta velocità, regalata ad Arezzo, senza che ci sia un senso logico, dopo aver perso, tanti anni fa, l’Autostrada del sole.
- La scelta, da parte della Regione Umbria, di Rigutino come stazione dell’Alta velocità, invece di Creti, va considerato un atto di vassallaggio nei confronti della Toscana e di Arezzo in particolare e conferma che non c’è alcuna strategia di questa giunta regionale per far uscire l’Umbria dall’isolamento, ma soprattutto non c’è una strategia per governare i bisogni del territorio regionale nel suo insieme. Un Protocollo d’intesa con la Toscana, per quanto sciagurato sia nei contenuti, è soprattutto la dimostrazione che a Palazzo Donini pensano a un’Umbria che gira intorno a Perugia, Assisi e a un pezzo (non tutto) del Trasimeno. Punto e stop.
- Dicevamo nel primo articolo che l’apice dell’impresentabilità il Protocollo lo ha toccato con la sanità. La “collaborazione” descritta nel documento tra Toscana e Umbria è come il famoso pasticcio di allodola e cavallo, dove il cuoco mette insieme un cavallo di un quintale (la Toscana) e un’allodola di un paio d’etti (l’Umbria). Indovinate che sapore avrà il pasticcio? La Toscana ha tutto in grande, compreso il disavanzo sanitario, quello che non ha l’Umbria, ma che la presidente Proietti vorrebbe tanto avere per giustificare la stangata delle tasse (e non ci è riuscita, con la Corte dei Conti che gliele ha cantate chiare). La Toscana ha una sanità pubblica che spende tanto, ma è anche attrattiva e con punte di eccellenza vere, insieme a un privato competitivo col pubblico, alla faccia delle dichiarazioni di principio. La Toscana, quindi, vince, rispetto all’Umbria, su tutta la linea.
- Il Protocollo è impresentabile di per sè, ma attenzione il nodo è questo: come si giustifica un documento di intesa con la Toscana mentre si ignorano i vasti e importanti territori che confinano con altre due grandi regioni come le Marche e il Lazio? L’unica spiegazione che viene in mente è che Proietti voglia parlare solo con le amministrazioni del suo stesso colore politico. Ma sarebbe proprio meschina.
- La verità che con la Toscana c’è stata solo una resa ingloriosa, mentre se si voleva perseguire un progetto autentico ce n’era uno, anni fa, “di sinistra”, nella quale credevano in molti, al di là degli schieramenti politici, inclusi i più radicali (Rifondazione comunista dell’epoca). Il progetto prevedeva il lancio di una maxi intesa nell’Italia di mezzo per competere con il Nord avanzato e il Sud assistito. In questo progetto l’Umbria non era la damigella, aveva un ruolo di “cerniera”, decisivo per le strade, per le ferrovie, per i commerci e anche per la sanità, in quanto centro del centro e per le sue caratteristiche ambientali. In questo quadro, Terni era perfino più strategica di Perugia e le città dell’Appennino (Gubbio, Gualdo) avevano un futuro integrato in una visione globale. Fare un Protocollo con la Toscana non solo è una resa alla Toscana, ma è anche la rinuncia a gestire l’Umbria come un territorio unitario. Tanto vale dividere le province, a questo punto: Terni con il Lazio, Perugia in provincia di Arezzo e con la Toscana e, perchè no?, Foligno-Spoleto con le Marche.
- In questo contesto assume un rilievo particolare l’assenza di qualunque progetto della Regione rispetto al nuovo ospedale di Terni, vecchio di 70 anni: non solo non ci sono prospettive immediate, ma neanche idee a medio termine. A Palazzo Donini si pensa a Perugia-Assisi-Trasimeno, per il resto si va a tamponare. Una toppa qua, una toppa là. Inseguendo il consenso con la propaganda (Cardeto docet), invece di rispondere con strategie ai problemi dei cittadini.
- Bandecchi, sindaco di Terni e presidente della Provincia di Terni, sta usando il suo nuovo potere per riequilibrare le due province. Vuol amministrare lui Spoleto, Todi e un pezzo di Valnerina. Ma alla luce di questo Protocollo dei Saggi di Firenze, il suo è da considerare un obiettivo minimalista. A Palazzo Donini pensano l’Umbria come un triangolo Perugia-Assisi-Trasimeno? E allora “tana libera tutti”, ogni territorio può considerarsi autonomo.


