Il cuore di Terni, il centro commerciale naturale che l’amministrazione Bandecchi vuole rilanciare (almeno sulla carta) è irriconoscibile: auto in sosta selvaggia nei vicoli e nelle piazze, saracinesche abbassate, rifiuti abbandonati, panchine distrutte, buche, cestini divorati dalla ruggine. «Non chiamatelo il cuore di Terni, chiamatelo retro» – tuonano i pochi residenti rimasti. Oltre a chiudere negozi e bar, scappano le famiglie dei residenti. In zona a traffico limitato, aperta dal venerdì alla domenica e violabile per l’assenza dei varchi elettronici in due punti, non ci vuole abitare più nessuno. «La gente ci viene a parcheggiare. Entra in senso contrario da via San Nicandro e quando trova un portone libero si ferma lì davanti». La gente cerca un portone, un marciapiede, un dissuasore, per lasciare l’auto tutto il santo giorno, non un posteggio. Con il risultato che quello che prima era il salotto buono della città è diventato un grande parcheggio abusivo a cielo aperto. Non custodito e poco illuminato, vista la moria di negozi, ma gratuito. Tra via De Filis, via Primo Maggio (dietro la fermata dell’autobus), piazza Solferino, piazza della Repubblica, largo Villa Glori, corso Vecchio, via Cavour, Largo delle More e soprattutto via Garibaldi ci sono almeno sessanta posti. Perché non occuparli?











