TERNI – Cerette, manicure, massaggi, cover e collanine. Corso Tacito non è più quella di una volta. Sono sparite le grandi firme delle moda, hanno chiuso le boutique storiche, si sono trasferiti i negozi chic. Sono scappati dalla Ztl e dal degrado: sono andati nei centri commerciali, dove gli affitti sono più bassi e dove ci sono i parcheggi gratuiti.
In corso Tacito è rimasto l’indispensabile: la storica pasticceria Pazzaglia che da qualche mese si affaccia sulle vetrine di un negozio gestito da bengalesi; due catene di intimo, due librerie, un bistrot, due pizzerie al taglio, un supermercato, un rivenditore di telefoni, due bar, una pelletteria, una gioielleria, tre punti vendita di abbigliamento, una marea di centri di estetica. C’è da scegliere tra l’epilazione definitiva, un semipermanente alle unghie delle mani o dei piedi, un trattamento viso.
Un cambiamento radicale per quello che fino a vent’anni fa era il salotto buono della città, dove si andava per guardare le vetrine e per farsi guardare, per incontrare gli amici che frequentavano le stesse boutique, per parlare di moda e di massimi sistemi. Ora si passa in corso Tacito per raggiungere la stazione ferroviaria o per sistemarsi mani e piedi. Il calo dei consumi, l’aumento dei costi energetici e degli affitti, la concorrenza dell’ e-commerce, la mancanza di una strategia di rilancio del comparto e di interventi di riqualificazione urbana, hanno stravolto tutto. Per riempire le vetrine lasciate sfitte da Terranova ci sono voluti tre anni: da un paio di mesi si è trasferita la libreria Giunti e sabato scorso ha aperto Noom, un centro di estetica gestito da cinesi. Ma le vetrine spente sono sempre tante, in corso Tacito e nelle altre vie del centro. I rappresentanti di via chiedono programmi pluriennali per l’economia di prossimità: strumenti che mettano insieme patti locali per la riattivazione dei locali sfitti, con canoni calmierati e incentivi coordinati tra pubblico e privato, accompagnamento all’avvio d’impresa, logistica urbana sostenibile, welfare territoriale. Chiedono un’agenda ambiziosa, ma necessaria a rianimare il cuore di Terni.










