L’Imu alle Clarisse un grattacapo per Bandecchi

Pioggia di accertamenti sui beni ecclesiastici. Il consiglio comunale corre in difesa di suore e preti

Au. Prov.

TERNI – Pioggia di accertamenti Imu per i beni ecclesiastici ternani. Palazzo Spada bussa a soldi tirando per la tonaca suore e preti. Chiede 25mila euro alle Clarisse di Gabelletta solo per il 2020, come chiede denari alla Casa di accoglienza creata da Don Luca Andreani. Istituzioni religiose  che per legge dello Stato sono esenti dall’imposta sugli immobili, in quanto gli edifici dedicati al culto e alle opere sociali. Nella casa di accoglienza, non di rado, lo stesso Comune invia senzatetto e bisognosi. Parliamo di quel welfare sussidiario che tanto serve alle istituzioni pubbliche e soprattutto ai cittadini in difficoltà. Ma allora, perché suore e preti che fanno del bene devono pagare l’Imu? Il problema è che la legge concede l’esenzione previa comunicazione dell’ente religioso. Il problema è che nel 2020, anno sciagurato della pandemia, alcune parrocchie e conventi non hanno chiesto formalmente l’esenzione e ora si trovano a far fronte alle contestazione degli uffici comunali.

Le cartelle di accertamento non possono essere annullate automaticamente. Serve quantomeno un pronunciamento del Comune e forse dello Stato. Un bel grattacapo per il sindaco, Stefano Bandecchi, che nei suoi teatrali slanci di generosità, si è detto pronto a soccorrere le suore con denari propri. A sollevare il caso in consiglio comunale, il capogruppo di FdI, Roberto pastura, che ha trovato l’appoggio trasversale dell’assise .«Negli ultimi mesi alcune parrocchie e realtà religiose del territorio ternano hanno ricevuto avvisi di accertamento Imu relativi ad annualità pregresse. Si tratta – dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia –  di una questione che merita attenzione e soprattutto un approccio equilibrato, capace di distinguere con chiarezza tra situazioni effettivamente imponibili e casi in cui gli immobili sono destinati ad attività di culto o a iniziative sociali svolte senza finalità commerciali».
Per questo lunedì 9 marzo, Pastura ha presentato un atto di indirizzo urgente con il quale chiede al Comune di avviare una verifica tecnica puntuale sulle posizioni interessate e di aprire un confronto istituzionale con la Diocesi e con gli enti religiosi presenti sul territorio, al fine di chiarire le singole situazioni ed evitare applicazioni improprie della normativa.
«Le parrocchie, infatti, non rappresentano soltanto luoghi di culto. In molti quartieri à sottolinea Pastura – costituiscono veri e propri presìdi sociali; ospitano attività educative, sostengono famiglie in difficoltà, promuovono iniziative culturali e comunitarie e spesso intercettano bisogni che altrimenti ricadrebbero interamente sul sistema pubblico. Per questo motivo alcune situazioni emerse negli accertamenti rischiano di assumere tratti paradossali. Abitazioni utilizzate per l’accoglienza dei senza tetto, spesso proprio su segnalazione degli stessi servizi sociali del Comune, potrebbero trovarsi a pagare l’Imu. Così come locali utilizzati per lo stoccaggio di generi alimentari destinati alla Caritas.
È evidente che vicende di questo tipo rischiano di generare un corto circuito tra norma e realtà.
Non si tratta di chiedere deroghe o trattamenti di favore. Al contrario, si tratta di applicare la legge. Il D.Lgs. n. 504 del 1992, che disciplina l’imposta comunale sugli immobili, stabilisce chiaramente l’esenzione per gli immobili utilizzati da Enti non commerciali per attività assistenziali, caritative, educative e religiose svolte senza finalità di lucro. Proprio per questo è necessario verificare attentamente che tali disposizioni vengano interpretate e applicate nel modo corretto.
Accolgo quindi con favore la disponibilità manifestata dall’Amministrazione comunale ad affrontare la questione con senso istituzionale, mettendo la politica al servizio di una soluzione ragionevole evitando che la burocrazia o cavilli procedurali finiscano per prevalere sullo spirito della norma e sul buon senso.
L’auspicio è che su un tema così delicato si possa aprire un confronto serio, responsabile e lontano dalle semplificazioni ideologiche, mettendo al centro l’interesse della città e il valore sociale di tante realtà che ogni giorno operano silenziosamente a sostegno delle persone più fragili».

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