di Marco Brunacci
PERUGIA – Piano sanitario regionale, Psr. L’Università farà arrivare entro la settimana le prime osservazioni alla Regione.
Da quel che si è sentito dire fin dalle prime ore del confronto, suona curioso che nel Piano manchino indicazioni per gli ospedali, che restano il fulcro della sanità regionale e soprattutto implicano rapporti stretti, anche dal punto di vista giuridico, con l’Università.
Come si ricorderà, la presidente Proietti ha annunciato il Piano sanitario entro dicembre. Poi si è passati a gennaio. E a febbraio sembrava tutto deciso, almeno a prendere sul serio un trionfale comunicato dei consiglieri della maggioranza in Regione, sempre festosi e compatti, sempre pronti con piatti e grancassa a festeggiare gli annunci della Giunta.
Si arriva così a fine marzo, aspettando che i tecnici della Regione prendano in esame, come d’obbligo, le osservazioni che arrivano da palazzo Murena.
Siamo ancora ai preliminari, per altro, tutte questioni tecniche, orientamenti generali.
Quando sarà il momento di stringere su fatti e atti, toccherà al rettore Massimiliano Marianelli fare la sintesi. La sanità è materia che ha avocato a sè il tosto nuovo leader universitario e non sente storie: tocca a lui.
Si tratterà di capire se il rettore sarà disponibile a dare per buone certe vuote affermazioni di principio o altri roboanti impegni senza risvolti pratici – così raccontano certuni che il Piano lo hanno letto in questi giorni per dare il parere tecnico – oppure chiederà che si vadano a sciogliere i tanti e concreti nodi che tengono legata la sanità a modelli superati. E non la rendono capace di affrontare le nuove esigenze dei cittadini potenziali pazienti.
Se alzi le orecchie e riesci ad ascoltare certi primi commenti alla bozza della Regione, ecco che la questione è in questi termini: non serve un Piano sanitario tanto per dire che è stato fatto un Piano e far zompettare felici i consiglieri regionali di maggioranza dentro qualche comunicato, ma serve un Piano sanitario concreto su un tema complesso come la sanità, difficile per tutti.
Senza raccontare favole. Piuttosto: risorse possibili rispetto a obiettivi realizzabili. Orientamenti in linea con le esigenze: se ci sono tanti più anziani, bisogna strutturare i servizi avendo come target una popolazione più anziana. Cura ma soprattutto prevenzione.
Se i bambini mancano all’appello demografico, si deve esser in grado di dare il miglior servizio nei vari passaggi.
Se la sanità del territorio (in attesa dì quel che promette l’avvento dell’Intelligenza artificiale in quanto a trattamento dei pazienti a distanza e personalizzato) deve tornare centrale nel disegno generale, non è però che, in un Piano sanitario, possono mancare gli ospedali.
Sembra ovvio.


