Marco Brunacci
TERNI – Ma se Rizzo dice ai suoi amici romani che è pronto, mercoledì o giovedì al massimo, per dovuta trasparenza, a raccontare quello che si sono detti negli incontri privati, ipotizzati da Bandecchi a più riprese nei suoi interventi e che nessuno però finora ha mai confermato, con la presidente della giunta regionale Proietti e con assessori regionali (sarà possibile che il riferimento è per il narnese De Rebotti?), cosa può succedere.
Un passo indietro. Qui siamo in pieno conto alla rovescia. Per alcuni il fallimento della Ternana (lunedì) non si può evitare, per altri è ancora aperto un piccolo spiraglio.
Ma questi ultimi tengono ben alzate le orecchie dalla parte di Roma. E’ l’attuale proprietario Rizzo, indipendentemente da quello che farà poi in futuro, che ha gli strumenti per intervenire e interrompere la procedure di fallimento.
In tutto bisognerebbe sborsare – facendo il conto – non più di 6 milioni, da versare da qui a fine giugno. Poi c’è la squadra da far ripartire, ma questa è un’altra storia.
Allora: Rizzo tra i due fuochi non pare trovarsi bene e vuole smarcarsi. Da una parte lo bombarda Bandecchi, dall’altra ritiene di non avere avuto un confronto serio e lineare con il potere politico, quindi la giunta regionale.
Questo almeno dice ai suoi amici.
E anzi – questo hanno capito chi ha avuto modo di parlare con il suo entourage romano – è intenzionato a spiegare tutto mercoledì o giovedì soprattutto se l’iter finisce con il fallimento.
Bandecchi ipotizza (solo ipotesi, ripetiamo) che siano state addirittura prospettate soluzioni per la clinica fuori dal territorio comunale di Terni.
L’affaire fallimento della Ternana è sempre più esplosivo.


