PERUGIA – “Sul caso Gibelli il silenzio del Sindaco di Perugia Vittoria Ferdinandi non è più accettabile. Serve una presa di posizione pubblica, netta e inequivoca contro una dichiarazione gravemente offensiva, ideologica e discriminatoria, che colpisce in modo generalizzato una parte del Paese, della città di Perugia, dei suoi elettori e delle sue comunità.” Ad affermarlo Paola Fioroni, Cavaliere della Repubblica per l’impegno nel sociale e già Vicepresidente dell’Assemblea Legislativa dell’Umbria.
“Secondo quanto riportato dalla stampa, Ilaria Gibelli, consulente del Comune di Genova nominata dal sindaco Silvia Salis per le tematiche LGBTQIA+ e ben retribuita per tale incarico con la somma di €156mila, avrebbe pubblicato e poi cancellato una story Instagram nella quale, commentando una statistica sulla percentuale di cattolici tra gli elettori dei vari partiti, scriveva che i partiti più cattolici, quelli del centrodestra secondo la statistica citata, sono quelli più omofobi, transfobici, razzisti, islamofobi e maschilisti – spiega Paola Fioroni. Si tratta di un attacco ideologico generalizzante e gravemente offensivo, che associa in blocco una parte politica, culturale e valoriale del nostro Paese e della nostra città a una sequenza di accuse infamanti.”
“Chi ricopre un incarico pubblico, tanto più in un ambito delicato come quello dei diritti e dell’inclusione, non può predicare rispetto e poi alimentare delegittimazione collettiva, non può invocare legittime tutele per le minoranze ma poi utilizzare un linguaggio divisivo che offende cittadini, elettori, amministratori e comunità che si riconoscono in determinati valori religiosi, culturali e civili, perché la tutela dei diritti non può mai trasformarsi in una nuova forma di intolleranza ideologica” prosegue la Fioroni.
“Questa vicenda pone dunque un tema politico e istituzionale serio che assume un rilievo territoriale alla luce del rapporto politico, istituzionale e personale che lega Vittoria Ferdinandi a Silvia Salis che non è episodico, né privato, né marginale ma è pubblico, istituzionale e rivendicato – evidenzia Fioroni – e per questo motivo è del tutto legittimo chiedere oggi a Vittoria Ferdinandi di chiarire da che parte stia perché non è credibile rivendicare sintonia valoriale, vicinanza politica e legame umano con Silvia Salis quando ciò rafforza una certa narrazione pubblica, e poi rifugiarsi nel silenzio quando dal perimetro politico e relazionale del Sindaco di Genova emerge una dichiarazione così apertamente divisiva. Se esiste un asse politico e ideale tra Perugia e Genova, allora esiste anche una responsabilità politica che impone parole chiare, e in casi come questo, si misura nella capacità di prendere le distanze senza ambiguità. Per questo motivo, oggi il silenzio del Sindaco Vittoria Ferdinandi non è neutrale: è una scelta politica.”
“Per questo chiediamo al Sindaco Vittoria Ferdinandi di prendere immediatamente posizione, di stigmatizzare senza ambiguità le affermazioni attribuite a Ilaria Gibelli e di chiarire se intenda o meno prendere le distanze da un linguaggio che associa i “partiti più cattolici” a omofobia, transfobia, razzismo, islamofobia e maschilismo. Chi tace, di fronte a una vicenda del genere, non difende l’inclusione: copre un’intolleranza di segno opposto perché le istituzioni hanno il dovere di unire, non di schedare moralmente i cittadini, hanno il dovere di garantire rispetto, non di alimentare faziosità, hanno il dovere di parlare con chiarezza, non di scegliere il silenzio quando il settarismo proviene dal proprio campo, hanno il dovere di distinguere tra la tutela dei diritti e la propaganda di parte, tra l’inclusione e la discriminazione rovesciata, tra il confronto democratico e la delegittimazione morale dell’avversario.”
“Ma la questione riguarda anche tutta la maggioranza di Palazzo dei Priori perché adesso non potrà più nascondersi dietro il silenzio del Sindaco Ferdinandi – conclude la Fioroni. Ogni assessore, ogni consigliere, ogni forza politica che sostiene la Ferdinandi deve assumersi la propria parte di responsabilità e dire apertamente se considera accettabile o meno che una figura pubblica, investita di un incarico sui diritti, associ i “partiti più cattolici” a omofobia, transfobia, razzismo, islamofobia e maschilismo. Su questo non esistono scorciatoie: o si prendono le distanze, oppure si sceglie di coprire politicamente parole indifendibili.”


