di Nilo Arcudi
Sindaca Vittoria Ferdinandi,
ero a Borgo XX Giugno il 25 aprile, come ogni anno, per celebrare una giornata fondamentale per la nostra storia: il giorno della Liberazione, il momento in cui l’Italia ha riconquistato democrazia e libertà grazie al sacrificio di migliaia di donne e uomini che hanno reso possibile la nascita della Repubblica ed hanno difeso la nostra libertà.
Donne e uomini di straordinaria forza e valore, come Mario Grecchi e Mirella Alloisio, esempi autentici di memoria e di impegno civile che parlano a tutta la comunità, senza distinzioni, e rappresentano lo spirito più vero del 25 aprile: unire, non dividere.
Sono valori profondi, che sento profondamente anche miei. Per questo ero presente, insieme a una delegazione di Perugia Civica, con convinzione, rispetto ed emozione.
Proprio per il rispetto che nutro verso le istituzioni e verso il ruolo che Lei rappresenta, mi permetto una riflessione sincera: il Suo intervento è apparso divisivo, più orientato a contrapporre che a unire. È sembrato riproporre una lettura che separa, che distingue tra “buoni” e “cattivi”, tra antifascisti e presunti avversari, come se ci trovassimo ancora oggi dentro una contrapposizione ideologica che non aiuta la comunità a crescere insieme.
Il 25 aprile deve essere la festa di tutti gli italiani e di tutti i perugini. È una ricorrenza che appartiene all’intero Paese e alla nostra città: proprio per questo dobbiamo far sentire tutti accolti in questa giornata, senza creare barriere o appartenenze esclusive. Non può diventare terreno di contrapposizione politica né apparire come una strumentalizzazione di un momento che è di tutti e che dovrebbe unire, non dividere.
Il Sindaco, anche in questa occasione, è chiamato a rappresentare tutta la città, non una parte: non è, in questa occasione, un leader politico, ma il punto di riferimento di un’intera comunità che si riconosce nei valori della democrazia, del rispetto reciproco e del pluralismo. Per questo, quando si indossa la fascia tricolore, simbolo dell’istituzione e di tutti i cittadini, occorre evitare gesti di parte: con la fascia tricolore non si fa il pugno chiuso, perché in quel momento si rappresenta Perugia intera, non una sola appartenenza politica.
Una città divisa, nel tempo, non solo si indebolisce ma rischia di rimanere frammentata e conflittuale. E il lavoro per ricomporla, per ricostruire fiducia e coesione, è sempre durissimo e lungo. Per questo le parole delle istituzioni pesano, soprattutto in momenti simbolici come questo.
Trasmettere il messaggio che esista oggi una parte “giusta” e un’altra da considerare avversaria rischia di allontanare, non di coinvolgere. E questo, in una giornata come il 25 aprile, è un segnale che non possiamo permetterci.
Questa deriva rischia inoltre di generare episodi che dovrebbero far riflettere tutti: arrivare ad allontanare da una manifestazione che si definisce antifascista una figura di grande valore per Perugia come Arianna Ciccone, solo perché indossava una bandiera ucraina, è un segnale preoccupante. Significa perdere il senso profondo dell’inclusione e della libertà che proprio il 25 aprile dovrebbe rappresentare.
Inoltre, pur potendo condividere alcune riflessioni politiche sul contesto internazionale, ritengo che non fosse quella la sede per svilupparle in termini così marcati. La Liberazione è stata resa possibile anche dal contributo decisivo delle forze alleate anglo-americane, insieme alla nostra Resistenza: ricordarlo significa mantenere uno sguardo storico equilibrato e rispettoso della verità.
Lo dico con sincerità: per la prima volta mi sono sentito a disagio. Non è sembrato il luogo del comune, della città e delle istituzioni che unisce nel ricordo, ma un contesto più vicino alla militanza e alla contrapposizione politica.
Sindaca, glielo dico davvero con l’amore che sento per la nostra straordinaria Perugia, un amore che sono certo anche Lei condivide: utilizziamo la grandezza del 25 aprile per unire Perugia, non per dividerla.


