Il lotto unico riguarda esclusivamente il ramo sportivo: marchio, calciatori, settore giovanile, contratti, attrezzature e rapporti funzionali all’attività calcistica
TERNI – È stata fissata l’asta per la vendita del ramo sportivo della Ternana Calcio, (diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori, struttura e organizzazione settore giovanile, immobilizzazioni materiali e immateriali, marchio registrato). La vendita senza incanto, dalle ore 9 alle ore 15 di mercoledì 13 maggio, con la modalità telematica asincrona tramite la piattaforma www.astetelematiche.it; e il termine di presentazione delle offerte fissato per le ore 12 del giorno prima. Il prezzo base è di 260mila euro, con offerta minima di 195 mila euro (75% del prezzo base). Se tutto dovesse andare a buon fine, il trasferimento della titolarità della Ternana Calcio avverrà il 25 maggio 2026 mediante rogito notarile. C’è però un dettaglio nella procedura di cessione della Ternana Calcio, che rischia di passare inosservato nel dibattito pubblico e che in realtà rappresenta la chiave per comprendere l’intera operazione: la partecipazione alla “Stadium” non è inclusa nella vendita.
L’avviso pubblicato dal Tribunale di Terni lunedì 27 marzo è chiaro. Il lotto unico riguarda il ramo sportivo: marchio, rosa calciatori, settore giovanile, contratti, attrezzature e rapporti funzionali all’attività calcistica. Tra gli elementi compresi figura anche la convenzione per l’utilizzo dello stadio, ma limitata a un solo anno, dal 1° luglio 2026 al 30 giugno 2027. Nulla di più. Restano invece fuori dal perimetro tutte le partecipazioni societarie, tra cui quella – rilevante – legata alla “Stadium”. La perizia di stima lo evidenzia in modo esplicito: le partecipazioni, pari a circa 7,5 milioni di euro, non fanno parte dell’azienda sportiva oggetto di cessione. In altri termini, il cuore immobiliare e infrastrutturale del progetto resta separato dalla squadra.
Questo elemento cambia radicalmente la lettura dell’operazione. Chi acquisterà la Ternana non entrerà in possesso dello stadio né di eventuali società veicolo collegate, ma soltanto del “prodotto sportivo”: una squadra, un marchio, un’organizzazione. Per giocare, dovrà appoggiarsi a una convenzione temporanea e successivamente negoziare da zero le condizioni di utilizzo dell’impianto. Il prezzo base d’asta (260 mila euro) riflette perfettamente questa impostazione. Non si tratta della cessione di un club “integrato”, dotato anche di asset immobiliari, ma di un ramo d’azienda limitato e ad alto rischio: senza titolo sportivo garantito, con debiti sportivi da accollarsi e con un futuro infrastrutturale ancora tutto da definire. In questo scenario emerge con forza una separazione strategica: da un lato il calcio, dall’altro lo stadio. Due asset distinti, con logiche e valori profondamente diversi. Il primo è oggi sul mercato a condizioni di liquidazione forzata; il secondo resta fuori, presumibilmente nelle mani di altri soggetti, e rappresenta il vero baricentro economico di lungo periodo. La conseguenza è evidente. Il futuro della Ternana non dipenderà solo da chi vincerà l’asta, ma anche – e forse soprattutto – da chi controlla lo “Stadium”. Senza un allineamento tra proprietà sportiva e infrastruttura, il rischio è quello di una gestione fragile, esposta a negoziazioni continue e priva di una base solida su cui costruire un progetto duraturo.
In definitiva, più che una semplice vendita di un club calcistico, quella in corso a Terni appare come un’operazione incompleta, in cui il vero valore – quello strutturale – resta fuori dal campo. Ed è proprio lì che si giocherà la partita decisiva.


