Il Santa Maria di Terni conferma il suo livello di eccellenza delle cure anche grazie al complesso intervento di chirurgia resettiva epatica eseguito nei giorni scorsi. L’operazione, una meso-epatectomia anteriore di elevata complessità tecnica, è stato effettuato in Chirurgia Coloproctologica, la struttura diretta dal dottor Marco Coccetta.
L’équipe chirurgica composta dal dottor Alessandro Spizzirri, dal dottor Daniele Giuliani, dalla dottoressa Valentina Bartolini, si è avvalsa della presenza del professor Fulvio Calise, già Direttore della Chirurgia Epato-Bilio-Pancreatica e dei Trapianti all’Ospedale Cardarelli di Napoli. Il professore, pioniere della chirurgia dei trapianti con oltre 400 interventi all’attivo, rappresenta una figura di riferimento internazionale nel campo della chirurgia epatobiliare e oncologica, nonché nella gestione delle patologie complesse del fegato, delle vie biliari e del pancreas.
La procedura ha evidenziato la capacità dell’Azienda di affrontare interventi di chirurgia epatica maggiore con standard qualitativi elevati, grazie anche al contributo dell’équipe anestesiologica, in particolare della dottoressa Rita Commissari e della dottoressa Manuela Manciola, nonché dei coordinatori del blocco operatorio e del Reparto, il dottor Riccardo Monti, il dottor Fabrizio Corvi e il dottor Giovanni Formichetti, con tutto il personale infermieristico di sala e di reparto e tecnico-radiologico.
«La presenza del professor Calise – spiega il direttore generale del Santa Maria, Andrea Casciari – ha rappresentato un’occasione preziosa di confronto scientifico e di crescita professionale per l’intera équipe, consolidando una collaborazione già avviata da diverso tempo con il dottor Alessandro Spizzirri. L’incontro si inserisce in un percorso di sviluppo volto al continuo aggiornamento, alla collaborazione multicentrica e al miglioramento delle competenze cliniche e chirurgiche. I nostri professionisti, oltre a esprimere un alto livello di chirurgia specialistica ad ampio spettro, dimostrano anche la propria capacità di tessere rapporti di collaborazione con le massime autorità scientifiche nei vari settori, rafforzando la vocazione dell’azienda ospedaliera verso l’eccellenza e l’innovazione, contribuendo a elevare il livello qualitativo dell’assistenza regionale».


