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«Cultura a Perugia, costruire il futuro valorizzando il passato»

La riflessione di Vincenzo Silvestrelli

di Vincenzo Silvestrelli*

PERUGIA – La creazione di eventi culturali che valorizzino la città è uno strumento di politica culturale.
La festa del 1416 a Perugia ha avuto questa caratteristica, crescendo negli anni e vedendo una crescente partecipazione delle persone con una interessante organizzazione per Rioni che ha garantito il successo e la creatività della manifestazione.
La recente delibera assunta dal Comune di Perugia, che sancisce l’uscita della Amministrazione dalla Associazione 1416, non sembra far venir meno il sostegno alla festa ma esprime l’intenzione di portarla in un ambito di diritto generale, riconoscendo il valore dell’evento, ma evitando una forma di partecipazione che che potrebbe generare possibili problematiche di conflitto di interesse. L’Associazione 1416 potrà quindi contare, a detta della Amministrazione, con altre modalità, su finanziamenti necessari per mantenere la festa.
Vanno però segnalati alcune criticità che potrebbero verificarsi. La festa fu violentemente contestata dai detrattori delle Giunte Romizi. Il suo successo non fu visto con favore e oggi c’è il rischio che a questo evento, che ormai è un bene comune per la città, vengano create difficoltà per contentare i «vecchi notabili» che lo avversarono agli inizi. Bisogna che la Giunta dimostri, con fatti concreti e visibilità, che il patrimonio rappresentato dalla Festa non sarà osteggiato.
Un altro elemento che vogliamo sottolineare è che questa Giunta sembra più inclinata a sostenere eventi legati alla subcultura lgbt o alla città vista come parco giochi, come evidenziato dalla strumentalizzazione del 25 aprile, che a manifestazioni che ricordano il Rinascimento a Perugia, che vide Pinturicchio, Pietro Vannucci e Raffaelo fra i protagonisti.
L’identità culturale di una comunità è l’elemento fondamentale per garantire l’unità e la capacità di promuovere la città. La attenzione che viene data alla costruzione dell’immaginario nelle società contemporanee ne è un esempio. In realtà questo fenomeno è antropologico ed è sempre esistito. La caratterista nuova dell’oggi però è la interpolazione della propaganda con l’ingegneria sociale e la guerra psicologica, oltre alla presenza di mass media che facilitano la diffusione di idee, spesso imposte con grande dispendio di mezzi economici e di studio accademico. E’ un fenomeno che si è accelerato nella modernità dove, spesso, la identità culturale è stata vista come un freno al progresso perché ostacolava le idee «nuove» che cerchi ristretti di intellettuali proponevano come necessarie per ottenere un futuro radioso. Queste élites hanno visto spesso, particolarmente nella tradizione cristiana, un ostacolo ai loro programmi. La difesa della tradizione è dunque diventata, per molte comunità, anche una riaffermazione della propria identità .
La cancellazione del passato è un carattere distintivo di tutti i regimi e, in definitiva, un attacco alla libertà se viene proposta nell’ambito di quelle «costruzioni» dell’immaginario organizzate dalla propaganda a cui si faceva riferimento prima.
La definizione delle politiche culturali, anche da parte degli enti locali, dovrebbe essere dunque vista in un contesto generale che non punti solo alla «valorizzazione» turistica, economica, culinaria di una comunità. Non va dimenticato mai che tutti questi aspetti nascono da una visione complessiva della persona umana.
L’uomo occidentale, in breve sintesi, è passato dall’essere «cristiano», quindi rivolto alla salvezza eterna, protetto da Dio e uguale davanti a Lui, ad essere «cittadino», quindi teoricamente orientato al bene comune, sottoposto alla legge della maggioranza e orientato al progresso, ad essere oggi «consumatore» cioè rivolto alla soddisfazione personale, al presente continuo e ai desideri sempre cangianti. Si tratta di un evidente degrado che può essere contrastato proprio con la valorizzazione della storia.
Gli enti locali, quando definiscono le loro politiche culturali, devono conoscere questi processi per non essere solo dei burocrati e, per quando riguarda la loro competenza amministrativa, dovrebbero porsi una serie di obiettivi che vadano oltre la semplice organizzazione di eventi.

*presidente dell’associazione EticaMente

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