DI Marco Brunacci
PERUGIA – Qui si narra la triste storia di un amore mai nato ma che, ormai, da diverse settimane è diventata una spigolosa e accidiosa convivenza tra il Pd, tornato gigante rosso dell’Umbria alle ultime elezioni, e la presidente Stefania Proietti, leader della Regione. Servisse, potrebbe essere raccontato in grammelot, la forma dialettale resa famosa da Dario Fo, ma qui ci vuole piuttosto Lacan e il mejo della psicanalisi “de sinistra” per spiegare come mai è sempre tutto tenuto sotto traccia e nessuno azzarda neanche mezza dichiarazione.
Mentre in tanti assicurano che tra i democrat è pieno di sindromi da eruzione cutanee da eccesso di esposizione al sole Stefania, fenomeni di dipendenza dal Maalox e altri antiacidi, ricorso a rimedi naturali e innaturali per dormire senza sognarsela come un incubo.
1.La storia del tormentato amore mai nato, inizia con l’elezione di Proietti: la rosa di Assisi sa di aver vinto per meriti suoi, forse perfino maggiori dei demeriti dei 60 mila elettori di Fratelli d’Italia rimasti a casa. Ma che gli vuoi dire al Pd del giovane segretario vincente Tommaso Bori che si è preso il 30 e passa per cento dei voti, gigante in una coalizione di nani e nanetti, piccoli ma tutti iperattivi? Che è un comprimario?
2.Il copione delle elezioni glielo consente e Proietti interpreta fin da subito le prerogative della “one woman show”. Al Pd – a patto di garantire l’anonimato per tre generazioni e il salvacondotto alla famiglia – dicono che sia però peggiorata col tempo.
3.L’ultima volta che ha indetto una riunione dei partiti di maggioranza per decidere qualcosa, sono venuti con le bighe e andava per la maggiore un certo Ben Hur. Il capo di gabinetto Nicodemo? Non gli fa toccare palla. Così anche per Borghesi, la top assistente. Non stiamo a dire degli assessori, che non sente, non vede, non ci parla.
I consiglieri di maggioranza? Francamente imbarazzanti: prima che la direttrice d’orchestra prenda la bacchetta in mano, sono già partiti con le viole, i violini e le viola d’amore. Una nota di bassotuba non si è mai sentita e mai si sentirà. I loro comunicati di lodi a Proietti a prescindere, sono ormai diventati un genere letterario.
Aulico. Se continuano con questa produzione, Petrarca rischia il posto nella storia della lingua.
Certe battaglie consiliari di Proietti sembrano fatte soltanto per avere il “Glorificat” di Betti e Michelini.
4.Ora qui ci mancano le prove, ma un congiurato ci si è avvicinato nell’ombra, opportunamente travisato, per sussurrare che la presidente della Regione non risponde neanche alle telefonate della sindaco di Perugia, regina Vittoria (Ferdinandi). No. Che così non sia.
5.Ma a proposito di teste coronate, ci sono democrat di lungo corso che assicurano invece che Stefania si senta quotidianamente o quasi con Rita I e II (Lorenzetti), la storica e indiscussa zarina. Non si sono ancora incontrate dalla modista per provare le tiare in testa. Ma il sospetto serpeggia. Tanto più che Foligno – dicono i più ossessionati – è a un tiro di schioppo dalla nuova capitale dell’Impero, sorry, cioè, della Regione, Assisi.
6.Il quadro si completa. Lei è lontana anni luce – dicono – dal solco della tradizione democrat. In effetti: ce lo vedete, che so, il vecchio grande Piero Mignini, che si esercita a fare “cuoricini” con le mani? Ma neanche la castigata Marini a passare più tempo in favore di telecamera che a studiare dossier?
7.E poi diciamocelo. «Questa qui è solo una democristiana di vecchio rito perugino», sbottano alcuni, come fossero dallo psicanalista, dal profondo delle sezioni (di quelle che hanno ancora una sede, visto che il grande Pd dell’Umbria non trova asilo).
E un altro anonimo solleva alto il j’accuse, così alto che Emile Zola gli fa un baffo: «La Proietti te la ritrovi candidata dei civici, anche se nemmeno Sisti la voterebbe, o dei Cinque stelle, perfino di Avs, ma non si può neanche immaginare come candidata del Pd, un partito nel quale bene o male ti devi confrontare».
8.Atto di accusa completato. Ma chi del Pd alzerà la mano contro la presidente?
Non contate sul meraviglioso segretario Damiano Bernardini from Baschi, estremo sud dell’Umbria. Basta uno sguardo per capire che, alla recita scolastica, potrebbe fare tutti i ruoli tranne che Bruto. I grandi vecchi hanno, e non da ora, alzato severi il sopracciglio, ma mai passerebbero all’azione.
Non resta che lui, il giovane vincente segretario e al momento (in)felice vicepresidente della Regione, Tommaso Bori. Che nel Pd ha le sue spine e soprattutto uno Spinelli ma resta il protagonista principe. In verità un po’ insofferente infatti sembra e a guardar bene il ciuffo al vento da eroe della Bastiglia potrebbe pure averlo. Non è escluso che nell’ombra faccia piani col fido Gallina e con la metà del più istituzionale ma ottimo Chiodini. Ma di giorno, per ora mai un commento negativo sulla presidente.
Anche se però – ultimo warning – i desiderata della maggioranza per la sanità transitano furtivi come convogli nello stretto di Hormuz: a rischio missili e droni, dell’uno o dell’altro.
Che succederà nella storia di questo amore tanto tormentato? Non si sa, ma non distraetevi. Pronti per la seconda puntata.


