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La Regione ha deciso: la Asl unica si farà. Convocato summit di maggioranza per decidere dove (Presciutti non sarà invitato)

Block notes regionale. L'”Unità di missione” della Ue pare abbia rimproverato l’Umbria di aver fatto «un considerevole passo indietro» rispetto alla giunta di centrodestra. In attesa di avere conferme, non sarà il caso di darci un’occhiata?

di Marco Brunacci

PERUGIA – Block notes dalla Regione.
Uno. Non tutti sanno che dalla incomprensibile idea di fare una Asl unica in Umbria la maggioranza ha deciso: non si torna indietro.
Piuttosto – lo dice qualcuno – si fa a Terni invece che a Foligno, ma si fa. O a Spoleto o a Pantalla. O perfino a Perugia.
In questa decisione c’è però una continuità amministrativa con la decisione di accoppare di tasse (250 milioni) il ceto medio umbro.
Il motivo non c’è, ma si fa ugualmente perché noi comandiamo e non sentiamo storie.
L’Asl unica forse però è utile per evitare di discutere di riconversioni dei troppi ospedali dell’Umbria. In questo senso, una utile cortina fumogena.
Per questo alla riunione di maggioranza che è stata appena fissata per decidere la sede, non sarà invitato il presidente Pd della Provincia di Perugia nonché sindaco di Gulado Tadino, Massimiliano Presciutti, il quale dice cose giuste e di buon senso, ma deve farsi i fatti suoi, non avendo titolo.

Due. Immaginate una grigia stanza della Regione, prima che passi il rinnovamento dell’arredamento che dicono imminente e finanziariamente impegnativo. L’inviato da Bruxelles (Unità di missione della Ue) che rimprovera l’assessore al ramo Bori e il dirigente Sereni per aver fatto “un consistente passo indietro” rispetto alle politiche del lavoro, per le quali vengono spesi fondo europei, fatte dalla precedente giunta regionale (memento: presidente Tesei, assessore di riferimento Fioroni).
La voce corre con insistenza. Ma magari è solo odioso gossip politico. Forse. Non appena avremo audio-video dell’avvenimento e documento controfirmato da tutti i presenti, faremo sapere.
Intanto non sarà il caso di dare un’occhiata alle politiche del lavoro della attuale giunta regionale, magari chiedendo un consiglio disinteressato a Fioroni?

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