di Stefano Vinti (Umbrialeft aps)
Continua un dibattito sull’aspetto della sanità umbra alimentato essenzialmente da voci, da spifferi, da quasi smentite, da mezze conferme, un modo di procedere e di approcciare l’agognato nuovo Piano sociosanitario regionale che non è propriamente il massimo della trasparenza e del rispetto per i pazienti, i lavoratori della sanità pubblica, le istituzioni locali ad iniziare dai sindaci.
In particolare, la riorganizzazione del governi sanitario rispetto agli assetti istituzionali delle Usl è quello che stimola questo anomale e deprimente confronto politico; confronto, chiamiamolo così per intenderci, che non pone al centro i fabbisogni di salute della popolazione, il potenziamento della sanità territoriale, la valorizzazione dei lavoratori del settore.
Appare cervellotica e autolesionista l’ipotesi di andare a costituire una sola Usl con relativa penalizzazione di Perugia e Terni, tra l’altro con un risparmio irrisorio e verificabile, forse, solo in un futuro non certo immediato.
Tralasciando per il momento la annunciata riduzione dei distretti e della rete ospedaliera.
La scelta necessaria, condivisibile e politicamente sostenibile è confermare gli attuali assetti ed equilibri istituzionali basati su 2 Usl e 2 aziende ospedaliere.
Al di là di tante inutili ‘chiacchiere’, Umbrialeft aps s’impegna nella raccolta di firme per l’iniziativa di legge popolare sul potenziamento della sanità pubblica che indica l’obiettivo di aumentare i finanziamenti almeno fino al 7,5% del Pil, del potenziamento del personale e della assistenza territoriale.


