di Marco Brunacci
PERUGIA – Brutte notizie su economia e soldi. L’Umbria è ufficialmente in recessione (-0,2%), secondo la valutazione fatta da Svimez, l’Istituto che si occupa dello Sviluppo del Mezzogiorno e che tiene una classifica del prodotto interno lordo delle regioni italiane.
Parentesi del Covid a parte, con alti e bassi del periodo, non succedeva da anni. Siamo imprecisi perchè le sequenze di Svimez sono recenti. E quindi è difficile dare indicazioni con parametri certi. Ma è però possibile affermare che l’Umbria perde quasi un punto dall’ultimo dato del centrodestra di governo, gestione Tesei, quello riferito al 2024: la crescita è stata crescita dello 0,7-0,8%, esattamente in linea con il risultato nazionale.
Non siamo di fronte freddi numeri. E’ piuttosto un sos lanciato da una nave in difficoltà evidenti, con tutto quel che significa in termini di vita delle famiglie e delle imprese.
Per porre il dato, inquietante, ancora nel contesto generale delineato da Svimez: col Pil italiano ufficialmente debole, ma comunque di mezzo punto in crescita, sopra la Germania e poco sotto la Francia, e con prospettive per il biennio 2026-2027 considerate stabili e con qualche potenziale miglioramento, l’Umbria cede 7 decimi alla media nazionale.
Un ritardo che già si sente ed è destinato a farsi sentire ancora di più.
Rispetto al resto delle Regioni: il Centro cresce trainato dal Lazio che fa la miglior performance italiana (+2,0%), ma sorprendono anche Abruzzo e Marche. La Toscana fa peggio dell’Umbria nel Centro Italia (-0,6%) uscendo però da una sequenza considerata buona, anche se pure quell’economia ha bisogno di un reset.
Il Sud, grazie al Pnrr e a ingenti investimenti statali, è cresciuto (+0.7%) più del Nord (0,5%), che ha invece risentito del contesto internazionale che ha inciso sull’export, dice Svimez, a partire dalla crisi della Germania, con un ruolo negativo soprattutto per il Nord Est.
Ma il tema dell’Umbria viene considerato da Svimez una preoccupazione nazionale.
Non serve chissà quale profondità di analisi, per vedere le cause che hanno portato il primo anno di gestione Proietti nelle secche del mare dell’economia, peggiorando di netto Tesei, come anche la gestione Marini-Caporizzi, quella degli anni tormentati in cui era necessario arginare il debito pubblico diventato ingestibile.
E allora, via ad elencare: pesano la mancanza di prospettive per l’economia, nessun nuovo progetto rispetto a quelli ereditati, le opere orgogliosamente cancellate (vedi termovalorizzatore), la distanza dalle imprese, l’effetto della scelte delle super tasse, anche se sarà il 2026 l’anno in cui si conteranno i danni reali di una decisione recessiva, per altro tutta ideologica, senza alcuna spiegazione nel contesto economico regionale.
La percezione è quella di un potere politico lontano dalle esigenze dello sviluppo, che di tutto si occupa tranne che puntare alla crescita. La realtà sembra in tutto uguale alla percezione.
La Giunta ha tre anni e mezzo per rimediare, ma i primi report di quest’anno non sono incoraggianti.
La Zes, Zona economica speciale, regalo di Giorgio Meloni da condividere con le Marche, non darà risultati nel breve periodo, sempre che ne dia nel futuro, ora che la Zes è di tante aree italiane e tra queste l’Umbria è la meno attrattiva, per il suo isolamento sempre più marcato, con uno stato delle infrastrutture (anche
digitali) che grida vendetta. Ma più di ogni altra cosa pesa la mancanza di attenzione per l’agenda economica e le realtà produttive. O si fa una precipitosa inversione a U o si finisce nel burrone.


