Fa troppo caldo per lavorare, ma i cantieri non si fermano

I sindacati delle costruzioni chiedono controlli straordinari. Fillea Cgil Umbria, Filca Cisl Umbria e Feneal Uil Umbria: «La salute e la sicurezza siano priorità»

TERNI – Fa troppo caldo per lavorare ma i cantieri non si fermano. La Regione Umbria interviene contro il protrarsi del caldo estremo con un’ordinanza – predisposta con il contributo tecnico della Direzione regionale Salute e Welfare – valida fino al 15 settembre 2026 che dispone il divieto di lavoro dalle ore 12, 30 alle ore 16 nei giorni e nelle aree del territorio in cui la piattaforma Worklimate segnala un livello di rischio “alto” per lavoratori esposti al sole con attività fisica intensa. I sindacati delle costruzioni chiedono che venga rispettata. «È necessaria un’azione tempestiva e coordinata che possa assicurare che le misure di prevenzione non restino sulla carta, ma trovino piena applicazione nei cantieri e nei luoghi di lavoro per affrontare ondate di calore sempre più intense e prolungate, settimane di caldo estremo anticipate e ormai ricorrenti. Una condizione nota, conseguenza diretta del cambiamento climatico, che incide negativamente sul benessere e sulla sicurezza di chi lavora, ma che continua, ogni anno, a essere affrontata con misure episodiche e di corto respiro. E anche a fronte di provvedimenti specifici, la distanza tra norme e realtà resta evidente». Fillea Cgil Umbria, Filca Cisl Umbria e Feneal Uil Umbria tornano a richiamare l’attenzione delle istituzioni regionali sulla situazione che si sta registrando in numerosi cantieri e luoghi di lavoro del territorio, dove, nonostante l’entrata in vigore dell’ordinanza regionale sul rischio caldo, «continuano a pervenire segnalazioni di attività lavorative svolte in condizioni che appaiono incompatibili con gli strumenti di tutela finora previsti».

«Le informazioni raccolte attraverso le strutture territoriali e dai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza – sottolineano  Elisabetta Masciarri, segretaria generale di Fillea Cgil Umbria,  Emanuele Petrini, segretario generale di Filca Cisl Umbria, e Alessio Panfili di Feneal Uil Umbria – evidenziano casi in cui si continua a lavorare senza un’adeguata rimodulazione degli orari, senza pause sufficienti, senza aree ombreggiate e senza tutte le misure organizzative necessarie a ridurre il rischio di stress termico, malori e infortuni. Una condizione grave che si verifica nei cantieri, su ponteggi, coperture, scavi, strade e superfici esposte, ma che non riguarda soltanto il lavoro all’aperto. Nelle fabbriche, nei capannoni e in tutti gli ambienti chiusi le temperature interne possono diventare roventi senza un’adeguata climatizzazione e organizzazione del lavoro, diventando un fattore di rischio documentabile e misurabile”. Fillea, Filca e Feneal chiedono quindi “l’attivazione immediata di una campagna straordinaria di controlli nei cantieri e nei luoghi di lavoro maggiormente esposti, il coordinamento tra Asl, Ispettorato del lavoro, Inail e organismi competenti per verificare il rispetto dell’ordinanza regionale e delle norme in materia di salute e sicurezza, e la convocazione urgente di un tavolo regionale con le organizzazioni sindacali e le associazioni datoriali per monitorare l’effettiva applicazione delle misure di prevenzione e individuare ulteriori interventi necessari».

«L’ordinanza regionale sul rischio caldo rappresenta un passaggio importante – proseguono i segretari Masciarri, Petrini e Panfili –, ma non può restare un atto formale. Deve tradursi in controlli reali, prevenzione effettiva e organizzazione del lavoro coerente con la necessaria adozione di misure di adattamento compatibili alla situazione climatica. La salute e la sicurezza non possono essere affidate esclusivamente alla sensibilità delle singole imprese, né subordinate alla necessità di rispettare tempi di consegna, produttività e cronoprogrammi”. “È questo uno dei nodi più critici – proseguono i sindacati –, troppo spesso si lavora a ritmi serrati e sotto pressione, scaricando sulle lavoratrici e sui lavoratori il peso delle scadenze. Una fase complessa, segnata anche dall’approssimarsi della conclusione del Pnrr. Da qui l’urgenza che le interruzioni dovute alle ondate di calore e alle condizioni climatiche estreme vengano previste già in fase di programmazione e calendarizzazione dei lavori, evitando che il rispetto dei tempi si traduca in un aumento dei rischi nei cantieri. Le misure assunte dal Governo nazionale confermano purtroppo un approccio ancora una volta tardivo e insufficiente. La reintroduzione, solo il 22 giugno, della possibilità di ricorrere alla cassa integrazione in caso di stop dovuto al caldo, seppur utile, non risolve il problema».

Per questa ragione, i sindacati delle costruzioni ribadiscono anche “la necessità, sul piano nazionale, di una legge organica capace di affrontare in modo preventivo, uniforme e strutturale il tema del lavoro in presenza di alte temperature. Ma nell’immediato, sul territorio umbro, servono verifiche, vigilanza e scelte conseguenti e condivise. Ogni ritardo nell’attuazione delle misure di prevenzione può tradursi in un pericolo reale per l’incolumità delle lavoratrici e dei lavoratori. La salute e la tutela di chi lavora devono venire prima di tutto”.

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