«Il mio nome era Russiana. Per l’abilitazione commerciale lo ho dovuto cambiare: c’era un commissario fascista». La festa al parco de La Residenza. LE FOTO
AURORA PROVANTINI
TERNI – «Cento anni. Sì, sono cento anni». Silviana Silvestri, 46 passati a lavorare in Provincia, all’ufficio di igiene e profilassi, non se lo aspettava proprio di arrivarci. «Non ho meriti per il compimento di questa età – spiega – anche perché ho sofferto molto nella mia lunga vita. Ho perso mio marito quando mio figlio aveva appena quattro anni, poi se ne è andato anche lui (il giornalista Mauro Mancini, ndr) diciassette anni fa. Troppo presto. Ma ho mia nuora e le mie dolcissime nipoti». Arrivano tutte e tre a “La Residenza” di via Curio dentato, 44, alle 17,30 in punto, per la festa organizzata in giardino con tanto di musica. «La musica non poteva mancare – spiega Patrizia Costanzi, titolare della casa di riposo – per il compleanno di Silvana, dal momento che lei ama ballare». «E’ vero, mi è sempre piaciuto ballare e infatti mio zio, che lavorava alla Banca d’Italia, organizzava spesso feste da ballo». Ha vissuto in casa dei suoi zii insieme a sua mamma, perché i suoi genitori si sono separati quando lei era ancora in fasce. «I mei zii non avevano figli e sono stati come genitori. Mia mamma lavorava allo jutificio Centurini e io non potevo restare sola. Non c’era il divorzio, allora. La mia infanzia, comunque, è stata serena. L’adolescenza un po’ meno, ma solo per quel nome che non piaceva ai fascisti».
Già, il nome: Russiana. Lo ha dovuto cambiare poco prima del diploma commerciale. «C’era un commissario fascista che altrimenti non mi avrebbe fatto passare l’abilitazione. Mia mamma, allora, ha scelto Silvana perché faceva un suono simile a Russiana. Ma non è bello doversi cambiare nome per colpa di altri. A me Russiana piaceva!». Comunque oggi, mercoldì 8 luglio 2026, a La Residenza si festeggiano i cento anni di Silviana Silvestri, la mamma di Mauro Mancini, collaboratore storico de Il Messaggero.


















