«L’amministrazione confonde un singolo bando con il vero Progetto di vita della riforma. Basta propaganda sui fondi sociali»

Le risposta di Volpi (FdI) alle parole della sindaca Ferdinandi e dell’assessora Spera

PERUGIA – “Garantire il sostegno ai progetti di Vita Indipendente per le persone con disabilità rappresenta un dovere prioritario per le istituzioni e un diritto fondamentale per i cittadini e le loro famiglie. Tuttavia, è indispensabile riportare il dibattito su un piano di massima trasparenza e competenza, superando gli annunci ad effetto dell’amministrazione comunale”. A dichiararlo è Nicola Volpi, esponente di Fratelli d’Italia, che interviene in merito alle recenti dichiarazioni della Giunta sulla copertura delle domande per la Zona Sociale 2.
“La narrazione presentata in queste ore – dice Volpi – descrive l’operazione da 800mila euro come un miracolo di bilancio scaturito dal coraggio politico del Comune. La realtà contabile mostra un quadro ben diverso: non si tratta di fondi propri dell’ente, ma del riutilizzo di capitoli del Fondo Sociale Europeo. Parliamo di risorse comunitarie già destinate al territorio che l’amministrazione si è limitata a riprogrammare e convogliare all’ultimo minuto per coprire le giacenze di spesa. Spacciare soldi dell’Unione Europea per una scelta politica o un merito proprio della Giunta significa prendere in giro i cittadini”.
Aggiunge il consigliere di opposizione: “Ma ciò che appare ancor più grave è la palese confusione concettuale in cui cade l’amministrazione. La Giunta continua infatti a sbandierare la ‘Vita Indipendente’ come se fosse l’inizio e la fine delle politiche per la disabilità, dimostrando di non cogliere la differenza sostanziale tra una singola misura contributiva e il vero Progetto di Vita. La ‘Vita Indipendente’ è un mero bando settoriale, uno strumento economico contingentato, che dovrebbe semplicemente rientrare all’interno del più ampio e globale Progetto di Vita introdotto dalla riforma del Decreto Legislativo 62/2024”.
Per Volpi “restare ancorati a vecchie logiche e scambiare l’ennesima riprogrammazione contabile per una rivoluzione sociale significa ignorare il nuovo quadro normativo nazionale e la sperimentazione in atto. Le persone con disabilità e le loro famiglie non hanno bisogno di slogan da campagna permanente o di manovre d’emergenza, ma di una programmazione ordinaria efficace e di una reale attuazione dei diritti stabiliti dalle riforme nazionali”.

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