Dall’Umbria a Pechino: l’arte di MaMo entra alla Tsinghua University e al Gui Temple

Un’opera dedicata a Enzo Ferrari donata a una delle più prestigiose accademie di design al mondo. Il Gui Temple ospiterà nel 2027 una personale dell’artista perugino

PERUGIA – Dopo Londra e New York, l’arte di Massimiliano Donnari – noto al pubblico come MaMo – arriva in Cina. Fra maggio e giugno un’opera dell’artista perugino dedicata a Enzo Ferrari è stata portata a Pechino e accolta in due luoghi simbolo della cultura e del design cinese: l’Academy of Arts & Design della Tsinghua University e il Gui Temple.
La prima tappa è stata l’Academy of Arts & Design della Tsinghua University, considerata la più autorevole scuola di design della Cina e fra le più riconosciute a livello internazionale. Qui l’opera è stata donata al professor Liu Xin, docente ordinario e vicedirettore del Dipartimento di Industrial Design, direttore dell’Eco-Design Institute e fra i massimi studiosi cinesi di design sostenibile e di design nel mondo dell’automotive. Il quadro è oggi esposto nel suo ufficio all’interno dell’Accademia.
La scelta del soggetto non è casuale: il ritratto di Enzo Ferrari al volante di una monoposto rossa, sotto una bandiera a scacchi e un cielo di stelle, è un omaggio all’immaginario industriale e creativo italiano, quello stesso mito del made in Italy che continua a essere studiato nelle scuole di design di tutto il mondo. Un ponte, dunque, fra la tradizione manifatturiera italiana e la nuova generazione di progettisti cinesi.
La seconda tappa è stata il Gui Temple, uno dei templi più noti di Pechino e oggi anche sede di mostre ed eventi culturali di rilievo. L’opera è stata presentata ed esposta alla presenza del general manager del Gui Temple, Kevin Leung, e dell’imprenditore Mark Chen. L’incontro ha aperto una prospettiva concreta: il Gui Temple ha dato la propria disponibilità a ospitare nel corso del prossimo anno una mostra personale dedicata a MaMo, che sarebbe la prima esposizione dell’artista in Cina.
Il lavoro di MaMo si muove in uno spazio che l’artista definisce atemporale, dove passato e presente convivono con leggerezza e ironia. Smalti, oli, cere, resine e materiali compositi costruiscono superfici materiche su cui prendono forma generali, regine, icone della musica e del costume, figure che guardano a un futuro immaginario. Ogni opera è firmata con numeri romani anziché con l’anno in cifre: una dichiarazione di indipendenza dalle mode e dal tempo.
“Il linguaggio dell’arte non ha bisogno di traduzione: a Pechino ho visto persone sorridere davanti a un’opera nata in un piccolo studio in Umbria. È la conferma che l’ironia e la bellezza viaggiano più veloci delle parole”, commenta MaMo.
Il percorso internazionale dell’artista, che negli ultimi anni lo ha portato dalla Biennale di Venezia a Londra e a New York, si è sviluppato anche grazie al sostegno del professor Paolo Taticchi, docente alla UCL School of Management di Londra e amico di lunga data, che ha contribuito a costruire i ponti con le istituzioni estere.Con Pechino, MaMo aggiunge un capitolo nuovo: la sua arte, profondamente italiana nelle radici, trova un pubblico sempre più globale.

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