«Regione inerme mentre l’Fcu viene depredata»

Le parole di Melasecche (Lega)

PERUGIA – “Continuano i furti di cavi di rame lungo la linea ferroviaria Terni-Ponte San Giovanni, i cui lavori sono quasi terminati. Dopo il mio intervento di denuncia dei giorni scorsi, nulla sembra essere cambiato: i furti proseguono e la Regione Umbria continua ad assistere, di fatto inerme, a uno stillicidio criminale che rischia di compromettere tempi, costi e credibilità della riapertura della Ferrovia Centrale Umbra”: a dirlo è l’ex assessore ai Trasporti e attuale capogruppo della Lega a palazzo Cesaroni, Enrico Melasecche.
Continua Melasecche: “La totale assenza di una reazione organizzata, immediata e visibile da parte dell’ente proprietario della linea è inaccettabile. Naturalmente l’individuazione dei responsabili e il loro perseguimento spettano alla magistratura e alle Forze dell’ordine, secondo tempi che possono essere necessariamente quelli delle indagini. Ma un conto è accertare chi commette questi reati, altro è adoperarsi immediatamente per impedire che, nel frattempo, i furti continuino a ripetersi indisturbati, ed è su questo secondo fronte che la Regione ha il dovere di intervenire con subito”.
E ancora: “Questa sorta di fatalismo istituzionale è inaccettabile poiché non siamo di fronte a un episodio isolato o imprevedibile, ma a una sequenza di furti che si ripete con una continuità impressionante. Una certa criminalità ha evidentemente individuato nella linea un bersaglio facile e vulnerabile, e la risposta della Regione, ente territoriale di vertice, proprietaria della linea e destinataria dei fondi statali dalla giunta precedente reperiti ed investiti non può essere l’inerzia. Chiedo pertanto alla presidente Proietti, dedita a mille eventi, dalla sostituzione delle bandiere al ricevimento di ambasciatori, di assumere immediatamente l’iniziativa e di convocare un tavolo permanente di confronto e coordinamento, coinvolgendo Prefetture, Forze dell’ordine, soggetti gestori e tutte le istituzioni competenti. Un’iniziativa che non sia l’ennesimo appuntamento formale, ma una struttura di coordinamento operativo quanto concreto, capace di assumere e verificare quotidianamente tutte le misure necessarie per proteggere la linea fino alla sua riapertura”.
Per Melasecche serve “un piano straordinario di controllo, una presenza fattiva sul territorio e soprattutto la volontà politica di mettere fine a una situazione inaccettabile sotto ogni punto di vista. Con i danni fin qui causati si sarebbero potute riqualificare altre stazioni oltre ai quindici edifici inseriti nel nostro progetto Pinqua. Mi rivolgo inoltre ai Prefetti interessati affinché venga valutata l’adozione di ogni misura straordinaria necessaria per garantire la vigilanza dell’infrastruttura, anche attraverso il coinvolgimento dell’Esercito, non soltanto “Strade sicure”, ma almeno in questi pochi mesi che separano la linea dalla riapertura, questo prevedeva il nostro crono programma, anche “Ferrovie sicure”. Una volta che la linea sarà messa in tensione, sarà certamente più pericoloso sottrarre i cavi e sarà più facilmente individuabile il luogo in cui viene commesso il reato, ma fino a quel momento non è tollerabile lasciare chilometri di infrastruttura pubblica esposti alla razzia sistematica di bande specializzate di cui i cittadini tutti vorrebbero conoscere la provenienza, i collegamenti e soprattutto pene esemplari da scontare nel modo e nel luogo più idoneo”.
Conclude l’ex assessore: “Ogni furto significa nuovi danni, nuovi costi, ulteriori ritardi e altro denaro gettato al vento: una spirale assurda che le istituzioni regionali devono avere il coraggio e la responsabilità di interrompere. Lo Stato di diritto non si difende con il fatalismo, ma organizzando una risposta forte, immediata e permanente: oggi quella risposta, dalla Regione Umbria, non è ancora arrivata”.

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