di Marco Brunacci
PERUGIA – Come anticipato da Umbria7, al solito solitaria, la Giunta ha partorito un Piano sociosanitario regionale (Pssr) nel quale si prova a dare quasi tutto a quasi tutti, rischiando di rendere inutile il Piano, ma inciampando anche in una regola ferrea: in questi casi c’è sempre qualcuno al quale le concessioni non bastano.
Il territorio di Spoleto ha mandato di fatto all’aria la prima riunione di maggioranza, reclamando più attenzione.
Sul merito si potrebbe discutere, non fosse che a Spoleto la attuale maggioranza di centrosinistra in Regione ha vinto le elezioni promettendo cose che palesemente non poteva mantenere.
Il tempo è galantuomo e presenta il conto.
Bravissimo Nilo Arcudi, oppositore di Umbria civica, nel fare l’elenco di quanto promesso e che non compare nel Pssr.
Proietti cancella anche impegni che si era presa la precedente Tesei.
Dato che a Spoleto si vota tra qualche mese, la situazione sta diventando esplosiva. Questione di giorni.
Le osservazioni di buon senso di Tesei dimostrano le bugie di campagna elettorale del Campo largo.
Ma è Arcudi ad affondare i colpi, uno dietro l’altro.
“Col nuovo Pssr la Presidente Proietti starebbe valutando studi tecnici per giustificare la cancellazione del “San Matteo” di Spoleto come Ospedale DEA e Punto Materno-Infantile, ponendo Spoleto e la Valnerina davanti a un’alternativa inaccettabile: il declassamento a struttura ambulatoriale e riabilitativa del “San Giovanni” di Foligno oppure l’integrazione con il DEA di II livello di Terni come ospedale di supporto”, dice con raffinata crudeltà il consigliere regionale di Umbria civica
E non si accontenta. Infierisce:
“Una scelta simile, eventualmente condivisa dal PD, tradirebbe gli impegni elettorali, indebolirebbe la rete ospedaliera umbra e penalizzerebbe il diritto alla sanità pubblica di Spoleto e del cratere sismico, senza garantire neppure il rilancio dell’ospedale di Foligno, che necessita invece di specialistiche di qualità”.
Dopo aver segnato i 3 gol.orecedenti, prova a dilagare:
“Spoleto non può essere privata del Punto Nascita né ridotta a un presidio limitato al Pronto Soccorso e alle attività terapeutiche diurne o settimanali. Guardiamo con favore a una rete ospedaliera integrata tra Foligno e Spoleto, ma questa deve fondarsi su Strutture Operative Complesse e Semplici Dipartimentali distribuite tra i due plessi e su équipe specialistiche in grado di garantire i servizi in entrambi gli ospedali”.
Via con la proposta:
“La Regione, nell’ambito delle proprie competenze, dovrebbe proporre al “San Matteo” una solida base di emergenza-urgenza, chirurgia, medicina, traumatologia e cardiologia, collegate ad anestesia-rianimazione e a un Pronto Soccorso adeguato, mantenendo inoltre Punto Nascita e Pediatria. Si tratta di una richiesta sostenuta anche dalle oltre 10 mila firme raccolte e dalle rassicurazioni date dalla Presidente Proietti in campagna elettorale”.
Poi:
“Su tutte le altre funzioni è possibile un confronto nell’interesse dell’intera area centro-umbra, contribuendo anche ad alleggerire la pressione su Perugia e Terni”.
La conclusione:
“Il contestato modello del “Terzo Polo”, con l’urgenza concentrata da una parte e le sole riabilitazioni dall’altra, non è accettato dalla popolazione ed è già in parte superato. Occorre prevedere fin d’ora due plessi, entrambi dotati di reparti e servizi complementari di livello DEA di I, destinati a diventare riferimento per le diverse specialistiche in base alle rispettive dotazioni e vocazioni.
Foligno e Spoleto non possono essere poste in alternativa. Il consolidamento di entrambe è l’unica strada per costruire un polo ospedaliero condiviso e qualificato, capace di valorizzare il ruolo del Centro Umbria”.
Sulla proposta tecnica si può discutere, perché bacchette magiche in sanità non ne ha nessuno. Ma il disastro della Giunta, che capotta in parcheggio sull’ospedale di Spoleto, è già un dato acquisito.


