Mattia Pomo conquista il premio come miglior attore con “Stella e Mattia”

L’attore e autore pugliese, ternano d’adozione, premiato al “Tu Puoi Festival”. Nel cortometraggio porta anche una parte della sua storia personale: «Di Mattia c’è tutto»

TERNI – Mattia Pomo, attore e autore di origini pugliesi ma ternano d’adozione, conquista il premio come miglior attore con il cortometraggio “Stella e Mattia”. Un riconoscimento che arriva al “Tu Puoi Festival”, rassegna dedicata ai giovani autori e ai talenti del cinema under 35, e che si aggiunge alla menzione d’onore ottenuta dal corto alla sua prima nazionale al “Giove International Film Festival”. Un percorso artistico costruito tra teatro e cinema, iniziato in Umbria e proseguito a Roma, dove Pomo ha frequentato l’accademia e continua ancora oggi a formarsi. In occasione del premio, Umbria7 lo ha intervistato per parlare di “Stella e Mattia”, del suo percorso professionale e del rapporto con Terni, città nella quale è cresciuto.

Partiamo da “Stella e Mattia”: che storia racconta il cortometraggio? «È la storia di due ragazzi che si conoscono grazie a un’auto in panne, in una stradina sperduta di provincia. Da lì vivranno due anni di passione, coltivando la loro storia, ma la passione li brucia in fretta perché sovrasta l’integrità di entrambi. Perdono i loro obiettivi e si sacrificano l’uno per l’altro, rendendo infelice non solo la coppia, ma anche i protagonisti singolarmente».
Il protagonista è un giovane meccanico che coltiva il sogno di calcare il palcoscenico. Quanto c’è di Mattia in questo personaggio? «C’è tanto di Mattia e della mia storia. Ho sempre pensato, anche vedendo altri artisti, che i loro progetti inizialmente partano da qualcosa di personale, da qualcosa che si vuole dire. Di Mattia c’è tutto».
Nel film il rapporto tra Stella e Mattia sembra parlare anche di sogni, occasioni, tempo e scelte. Qual è, secondo te, il tema più importante che rimane allo spettatore? «Spero che nelle persone rimanga il tema dei sogni, perché il cortometraggio porta al centro proprio il tema dei sogni e del fatto di realizzarsi. Nel corto si parla della perdita della propria realizzazione, perché le persone si perdono nel sogno dell’altro e si perde l’individualità nella coppia. Non deve esserci il sacrificio dell’uno o dell’altro, ma il “noi”. Spero quindi che possa arrivare il messaggio di credere nei propri sogni e che il corto possa essere fonte di ispirazione».

Il corto è stato selezionato per il “Tu Puoi Festival”, una rassegna dedicata ai giovani autori e talenti del cinema under 35. Che significato ha per te vedere il tuo lavoro inserito in un contesto che dà spazio a giovani professionisti? «Mi ha fatto doppiamente piacere essere selezionato al “Tu Puoi Festival”, perché il corto è stato selezionato e ha avuto la sua prima nazionale anche al “Giove International Film Festival”, dove abbiamo ricevuto una menzione d’onore. Il “Tu Puoi Festival” mi rende orgoglioso perché ho ricevuto il premio come miglior attore e sono ovviamente felice che il corto stia andando avanti e stia piacendo».
Quando hai saputo di aver vinto il premio come miglior attore, qual è stata la prima cosa che hai pensato? «Non me lo aspettavo. È stata una grande gioia, perché il premio, al di là della statua, è un riconoscimento al sacrificio. Se sei consapevole di aver dato tutto te stesso, il fatto che qualcuno ti premi ti dà quel carburante che ti consente di fare anche meglio. È una soddisfazione anche personale. Ho pensato anche: “Si può fare, volere è potere”. La bellezza è condividere con altre persone una storia e un racconto».

Tu sei ternano: quanto ha inciso Terni nella persona e nell’attore che sei diventato? «Sono nato in Puglia, ma sono venuto a Terni a 7 anni. Terni mi ha adottato e le devo molto, perché qui ho iniziato il mio primo corso di teatro. Poi ho studiato all’accademia a Roma, dove mi alleno anche. A Terni ho trascorso la mia vita, anche attraverso le conoscenze che mi ha dato e che mi ha offerto».
C’è stato un momento preciso nel quale hai capito che la recitazione poteva diventare qualcosa di più di una passione? «Ho sempre voluto recitare. Anche nelle cene creavo scene, recitavo, scrivevo qualcosa. Sin da bambino, mia mamma mi diceva sempre che mi guardava mentre ero dietro la televisione per capire come poterci entrare e da lì ha capito che avevo la curiosità di entrare in questo mondo. Guardavo anche gli attori per capire come facevano. Mi sono sempre divertito a creare e mi piace condividere con le altre persone i miei pensieri».
Qual è stato il percorso che ti ha portato fin qui? «Ho iniziato il primo laboratorio teatrale con Vanessa Liodori, che ancora stimo tantissimo, grazie all’energia che ha per quest’arte. Mi ha coinvolto ancora di più in questo mondo. Con lei ho iniziato a fare teatro a Narni. Da lì ho cambiato compagnia teatrale, recitando con uomini e donne adulti anche in dialetto ternano: una bella squadra. Poi ho deciso di approfondire la parte cinematografica e, crescendo, sono approdato alla Jenny Tamburi a Roma, dove ho fatto la triennale e sono uscito da lì con qualche lavoro, arricchito dalla conoscenza di grandi professionisti. Ho fatto anche vari stage, durante i quali ho conosciuto registi e attori come Alessandro Borghi. Sto ancora studiando a Roma per migliorarmi sempre e imparare».

C’è un attore o un’attrice che consideri un riferimento e dal quale hai cercato di imparare qualcosa? «Un attore a cui mi ispiro molto è Pierfrancesco Favino, che ho sempre seguito. Lui, come persona, è tenace: è partito in un’età più adulta, iniziando da piccole parti per arrivare a ruoli internazionali. È un esempio di come costanza e passione possano portare a bei risultati. Cerco di seguire le persone non tanto come professionisti, ma per l’umiltà e la tenacia: sono le peculiarità che ti consentono di andare avanti».
C’è un progetto al quale stai già lavorando e del quale puoi raccontarci qualcosa? «C’è sempre qualcosa che bolle in pentola, ma non voglio fare spoiler. Ci sono i festival da fare per il corto».
Che messaggio vuoi mandare ai ragazzi umbri che hanno un sogno artistico? «Provate a fidarvi del processo, perché funziona. Non forzate le cose, non seguite le strade che vi dice qualcun altro, perché ognuno ha il proprio pensiero e deve seguire quello. Meglio sbagliare con la propria testa. Non vi adattate al mondo, ma siate una persona a sé. Meglio un rimorso che un rimpianto».

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